Oggi, in occasione della Giornata internazionale dell’educazione, celebrata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per ribadire l’importanza dell’istruzione come diritto fondamentale, emergono nuovi dati preoccupanti sul sistema educativo italiano. Secondo analisi di Fondazione Openpolis e Istat, l’Italia si colloca tra gli ultimi paesi dell’Unione Europea per investimenti nell’istruzione, oltre a mostrare un ritardo significativo nei livelli di istruzione della popolazione adulta e giovane.
Spesa in istruzione: percentuale di Pil tra le più basse in Europa
Nel 2023 il nostro Paese ha destinato circa il 3,9% del proprio prodotto interno lordo (PIL) all’istruzione, una quota inferiore alla media europea di circa 4,7%. Questa percentuale colloca l’Italia al terzultimo posto nell’Unione Europea, con solo Romania e Irlanda al di sotto di questo livello.
I dati dell’OCSE confermano che, anche a livello internazionale, l’investimento italiano è sotto la media: la spesa pro studente a tutti i livelli (dalla primaria alla terziaria) risulta inferiore alla media OCSE, con un ritardo significativo soprattutto negli investimenti universitari.
Analisi aggiuntive indicano che la spesa pubblica per l’istruzione rappresenta meno del 8% della spesa pubblica totale, un valore tra i più bassi dell’Unione, a fronte di un impegno medio superiore negli altri Stati membri.
Istruzione e competenze: l’Italia resta indietro
Secondo l’Istat, nel 2024 solo il 66,7% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma di scuola superiore, ben 13,8 punti percentuali al di sotto della media europea (80,5%). Anche nella fascia 25‑34 anni, indicativa dell’andamento più recente, solo il 31,6% dei giovani italiani possiede un titolo di studio terziario, contro una media UE del 44,1%.
Persistono inoltre marcate disuguaglianze territoriali: i livelli più bassi di diplomati si osservano in molte regioni del Sud e delle Isole, mentre il Nord e il Centro registrano tassi più elevati.
Percezione degli studenti: pochissimo coinvolgimento
Dati recenti diffusi da UNICEF Italia evidenziano un altro aspetto critico: meno del 50% degli studenti si dichiara coinvolto in modo significativo nella vita scolastica, e solo il 26% afferma di sentirsi “molto coinvolto” nelle attività educative e nella comunità scolastica. Il dato deriva da un sondaggio svolto su oltre 150 scuole italiane nell’ambito dell’iniziativa “Scuole per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Secondo UNICEF, aumentare la partecipazione attiva degli studenti è fondamentale per rendere l’istruzione più significativa e rispondente ai bisogni reali delle giovani generazioni.
Ulteriori criticità: povertà educativa e disparità
Il rapporto Istat evidenzia anche criticità nell’offerta dei servizi educativi per l’infanzia, con una copertura ancora insufficiente soprattutto nella fascia 0‑3 anni e una distribuzione molto disomogenea sul territorio nazionale.
Queste debolezze si intrecciano con fenomeni di povertà educativa, abbandono scolastico e dispersione, elementi che contribuiscono a compromettere le prospettive di crescita individuale e collettiva in un mercato del lavoro sempre più competitivo.
In sintesi: luci e ombre
- L’Italia spende meno della media UE per istruzione in rapporto al PIL e alla spesa pubblica totale.
- La quota di diplomati e laureati è inferiore alla media europea, con forti differenze territoriali.
- Un numero significativo di studenti non si sente coinvolto nella vita scolastica, secondo l’UNICEF.
- Persistono criticità nei servizi educativi per la prima infanzia e fenomeni di dispersione scolastica.
Gli indicatori in crescita rispetto al passato evidenziano progressi modesti, ma il quadro complessivo resta preoccupante per un Paese che vuole competere nel contesto europeo e globale. Le riflessioni condivise oggi, nella Giornata internazionale dell’educazione, puntano a stimolare un dibattito pubblico e politico più incisivo sulle priorità da perseguire in termini di investimento, qualità e inclusione nel sistema educativo italiano.

