Palazzo Baldeschi ospita una collettiva monumentale per l’ottocentenario della morte del Santo. In mostra le visioni di Burri, Cattelan e Abramović fino al primo novembre.

Perugia si interroga sull’attualità dei valori francescani attraverso una mostra che sfida il tempo e i linguaggi tradizionali. Inaugurata nelle sale di Palazzo Baldeschi, l’esposizione “San Francesco nostro contemporaneo tra arte e spiritualità” si propone di indagare quanto l’eredità spirituale e culturale del patrono d’Italia continui a vibrare nelle opere di alcuni dei più grandi maestri del Novecento e dei primi anni Duemila.

Curata da Costantino D’Orazio, l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Perugia e la Galleria Nazionale dell’Umbria per celebrare l’ottocentenario della morte del Santo, andando deliberatamente oltre la tradizionale narrazione agiografica per toccare temi universali e profondamente umani.

Il percorso espositivo riunisce nomi eccelsi del panorama artistico nazionale e internazionale, dimostrando come la sensibilità francescana abbia permeato anche le espressioni più d’avanguardia in modo spesso inaspettato. Nelle sale si incontrano la matericità dei materiali poveri di Alberto Burri e la tensione spirituale di William Congdon, accanto alle installazioni cariche di senso di Jannis Kounellis e alle sculture evocative di Mimmo Paladino. La mostra rivela come artisti del calibro di Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Emilio Isgrò, Marina Abramović e Maurizio Cattelan abbiano raccolto, in maniera più o meno dichiarata, il testimone di questa eredità culturale. Completano il quadro delle riletture contemporanee le opere di Luigi Serafini e Omar Galliani, offrendo uno sguardo che spazia tra mito, storia e ricerca interiore.

L’intento del curatore è stato quello di costruire un dialogo serrato tra il patrimonio storico umbro e i linguaggi del presente, esplorando l’identità territoriale attraverso la lente di una spiritualità che non teme il confronto con la modernità. L’esposizione, arricchita da prestiti di prestigiose istituzioni, resterà visitabile fino al primo novembre, offrendo un’occasione unica per riscoprire San Francesco non solo come figura del passato, ma come interlocutore instancabile del nostro tempo.

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