Inaugurata lo scorso 17 marzo a Torino la mostra “The Day May Break”. Un percorso fotografico che mette in dialogo le vittime umane del cambiamento climatico e gli animali salvati dai santuari, in un’opera corale che unisce fragilità e resilienza.
Il cambiamento climatico smette di essere un dato statistico per diventare un volto, uno sguardo, una storia.
È stata aperta al pubblico martedì scorso, 17 marzo 2026, presso le Gallerie d’Italia di Torino, la mostra dedicata a Nick Brandt, uno dei fotografi più influenti della nostra epoca per la capacità di coniugare estetica e attivismo ambientale.
Il progetto, intitolato “The Day May Break”, rappresenta il primo capitolo di un’opera globale che Brandt ha realizzato viaggiando tra Africa e America Latina, documentando la distruzione degli ecosistemi e la resistenza di chi li vive.
L’incontro tra specie: un destino comune
La forza delle immagini di Brandt risiede in una scelta tecnica e narrativa precisa: ritrarre, nello stesso scatto, persone e animali colpiti dalla crisi ambientale.
- I protagonisti: Gli uomini e le donne ritratti sono sopravvissuti a siccità estreme, alluvioni o alla perdita totale dei propri mezzi di sussistenza. Gli animali, invece, provengono da centri di recupero e santuari, spesso ultimi esemplari di specie minacciate dal bracconaggio o dalla distruzione dell’habitat.
- L’atmosfera: Le foto sono avvolte da una nebbia cinematografica che simboleggia un mondo che sta svanendo, ma che al contempo mette in risalto la dignità dei soggetti, immobili e fieri davanti all’obiettivo.
Oltre la catastrofe: la speranza
Nonostante il tema drammatico, il titolo della mostra suggerisce una doppia lettura. Se da un lato il giorno “può rompersi” (break), dall’altro “può sorgere”. Brandt non cerca il pietismo, ma invita a una riflessione sulla connessione globale: la sorte dell’umanità è indissolubilmente legata a quella del mondo naturale.
L’allestimento torinese, curato nei minimi dettagli all’interno degli spazi ipogei di Piazza San Carlo, esalta il bianco e nero profondo tipico dell’autore, trasformando la visita in un vero e proprio viaggio immersivo e spirituale.

