Si è svolta ieri mattina in Piazza San Pietro l’ultima delle udienze giubilari del sabato, avviate lo scorso gennaio e giunte ora a conclusione con la chiusura del Giubileo. Un momento intenso e partecipato, segnato dal consueto giro del Papa tra i fedeli a bordo della Papamobile: sorridente, Papa Leone ha salutato i presenti, scambiando parole in spagnolo con una coppia di futuri sposi e in inglese con alcuni pellegrini, informandosi sulla loro provenienza.
Nel suo messaggio, il Pontefice ha voluto chiarire subito il senso profondo della giornata:
«Il Giubileo volge al termine, ma non finisce la speranza che questo anno ci ha donato. Rimarremo pellegrini di speranza: senza speranza siamo morti, con la speranza veniamo alla luce».
Una speranza che, ha sottolineato Papa Leone, non è passiva ma “generativa”:
«La speranza non uccide, ma fa nascere e rinascere. Quella che minaccia e distrugge non è forza, è prepotenza, è paura aggressiva. La vera forza è quella di Dio, che genera vita. Per questo sperare significa generare».
Nel corso dell’udienza, il Pontefice ha lanciato un forte richiamo anche sul tema delle disuguaglianze economiche e sociali:
«La ricchezza della terra è nelle mani di pochi, pochissimi, sempre più concentrata in modo ingiusto nelle mani di chi spesso non ascolta il grido della terra e dei poveri. Dio ha destinato i beni del creato a tutti. Il nostro compito è generare, non derubare».
Un passaggio carico di significato, in cui Papa Leone ha ribadito come il dolore dei poveri e della terra sia paragonabile a un dolore di parto, capace di generare nuova vita se accolto con responsabilità e fede:
«Dio crea ancora, e noi possiamo generare con Lui nella speranza. Non c’è solo chi ruba: c’è soprattutto chi genera».
Con l’incontro di ieri si è ufficialmente chiuso il ciclo delle udienze giubilari, appuntamenti che hanno accompagnato il cammino della Chiesa durante l’Anno Santo. Un percorso molto partecipato, segnato da riflessioni spirituali profonde e da continui appelli alla pace, alla giustizia sociale, alla fraternità tra i popoli e alla conversione concreta della vita quotidiana.
Seguendo la scia tracciata da Papa Francesco, Papa Leone ha più volte invitato i fedeli a vivere il Giubileo non come un evento formale, ma come un tempo capace di tradursi in gesti reali di solidarietà e attenzione verso gli ultimi. Un messaggio che, con la chiusura del Giubileo, resta aperto nel tempo: la speranza, ha ricordato il Pontefice, non si conclude con un calendario, ma continua nella vita di ogni giorno.

