In un’atmosfera sospesa tra la solennità della festa e la preoccupazione per le cronache internazionali, si è svolta stamattina in piazza San Pietro la solenne celebrazione della Pasqua di Resurrezione.
Nonostante le difficoltà nei trasporti e le limitazioni ai voli che hanno segnato l’inizio di questo aprile, circa 50 mila fedeli hanno affollato il sagrato della Basilica per assistere alla messa celebrata da Papa Leone XIV e ricevere la tradizionale benedizione “Urbi et Orbi”.
La piazza, adornata dai tradizionali fiori giunti dai Paesi Bassi (un simbolo di bellezza che quest’anno ha sfidato le criticità della logistica europea), è diventata il centro di un messaggio che ha valicato le mura vaticane per raggiungere i fronti caldi del Medio Oriente.
Dalla loggia centrale della basilica, il pontefice ha rivolto il suo pensiero al conflitto che da settimane sta infiammando l’Iran e le regioni limitrofe, con pesanti ripercussioni sulla stabilità globale e sulla vita di milioni di civili.
«Non lasciamoci vincere dalla logica delle armi e del ritorsione», ha ammonito il Papa nel suo messaggio pasquale. «In questo tempo di incertezza, in cui anche il pane e l’energia diventano motivi di angoscia, chiediamo con forza che si aprano cammini di negoziato. Il mondo non ha bisogno di nuovi muri o di stretti sbarrati, ma di cuori aperti alla riconciliazione».
Il riferimento, neanche troppo velato, è alla crisi dello Stretto di Hormuz e al rischio di una “austerity” che sta già condizionando le scelte quotidiane delle famiglie europee, portando il Papa a ricordare che le crisi economiche colpiscono sempre per primi i più fragili.
L’appello pasquale non ha dimenticato gli altri scenari di crisi, chiedendo il silenzio delle armi anche in Ucraina e la protezione delle minoranze cristiane nelle aree di conflitto. Il Papa ha invocato una “Pasqua di luce” che possa illuminare i governanti, spingendoli a scegliere la via del dialogo invece di quella del logoramento militare.
La macchina della sicurezza ha funzionato a pieno regime: l’area intorno al Vaticano è stata monitorata da ingenti forze di polizia, con controlli serrati agli accessi. Molti dei presenti sono giunti a Roma con mezzi di superficie o con i treni dell’alta velocità, visti i rincari e i razionamenti del carburante aereo che hanno ridotto l’afflusso di pellegrini provenienti da oltreoceano e dal Sud-est asiatico.
La celebrazione si è conclusa con la benedizione apostolica e l’indulgenza plenaria, in un momento di raccoglimento che ha unito, almeno per poche ore, una comunità internazionale profondamente frammentata.

