L’Inps ammette l’errore sull’applicazione delle nuove aliquote 2024 per le pensioni di vecchiaia dei dipendenti pubblici. Prevista la ricostruzione d’ufficio con interessi e rivalutazione.
Buone notizie per migliaia di ex dipendenti pubblici. Una parte delle pensioni liquidate a partire dal 1° gennaio 2024 dovrà essere ricalcolata a causa di un errore tecnico nell’applicazione della Legge di Bilancio 2024. Il correttivo riguarda i lavoratori iscritti a quattro specifiche casse ex Inpdap: enti locali (CPDEL), sanità (CPS), ufficiali giudiziari (CPUG) e insegnanti d’asilo (CPI).
L’Inps ha chiarito che a molti pensionati di vecchiaia sono state applicate le nuove aliquote di rendimento, più restrittive, che invece avrebbero dovuto colpire esclusivamente chi accede alla pensione anticipata. Per i soggetti interessati è ora previsto il ripristino del calcolo originale, più favorevole, con l’erogazione di tutti gli arretrati maturati.
Il ricalcolo interessa i lavoratori pubblici che al 31 dicembre 1995 avevano meno di 15 anni di contributi. La Manovra 2024 aveva inizialmente previsto un taglio della quota retributiva per circa 700 mila futuri trattamenti, ma l’iter parlamentare aveva poi limitato questa “stretta” solo a chi lasciava il lavoro in anticipo rispetto ai limiti di età.
Nella pratica, l’Inps ha applicato i nuovi coefficienti meno vantaggiosi anche a numerose pensioni di vecchiaia (comprese quelle in cumulo). Il recente messaggio n. 787 dell’Istituto ha finalmente messo fine ai dubbi: se il trattamento ottenuto è di vecchiaia, le nuove aliquote non devono essere applicate, indipendentemente dalle modalità di cessazione dal servizio.
La notizia più rilevante per i pensionati è che la revisione del trattamento avverrà d’ufficio. Non sarà quindi necessario presentare una nuova domanda o un ricorso: l’Inps procederà direttamente al riesame delle pratiche e alla ricostruzione della carriera contributiva.
- Ritorno alle vecchie aliquote: L’importo dell’assegno mensile sarà riportato al valore corretto previsto prima della riforma 2024.
- Arretrati economici: Saranno corrisposte le differenze non percepite dalla data di decorrenza della pensione.
- Interessi e rivalutazione: Agli arretrati verranno aggiunti gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, ove spettante.
- Annullamento debiti: Eventuali richieste di restituzione somme (indebiti) inviate dall’Inps e basate sul calcolo errato saranno annullate per “insussistenza originaria”.
Un punto fermo resta la data del 31 dicembre 2023: chi ha maturato i requisiti per il pensionamento (sia vecchiaia che anticipata) entro la fine di quell’anno resta totalmente escluso dalle nuove regole, anche se l’effettivo pagamento della pensione è iniziato nel 2024 o successivamente. Questo vale anche per i lavoratori precoci, per i quali conta la data di certificazione del diritto e non quella di decorrenza dell’assegno.
Le sedi territoriali dell’Inps sono già al lavoro per gestire i ricorsi amministrativi ancora aperti e procedere in autotutela alla correzione degli atti, garantendo il ripristino della legalità nei pagamenti per migliaia di ex lavoratori della PA.

