Si è concluso il primo weekend di apertura della mostra dedicata all’artista ligure. Un percorso espositivo che esplora il sodalizio tra Vaccarone e la Capitale dal 1970 al 1976: tra cenacoli intellettuali, impegno civile e la frequentazione con giganti come Guttuso e Moravia.

Il weekend appena trascorso ha segnato il debutto di uno degli appuntamenti culturali più raffinati della stagione capitolina. Ha aperto infatti i battenti venerdì scorso, 20 marzo 2026, presso Palazzo Merulana, la mostra dedicata a Francesco Vaccarone, focus incentrato sul fondamentale “periodo romano” dell’artista ligure.

L’esposizione, curata da Umberto Croppi e Paolo Asti, non è solo una retrospettiva pittorica, ma il racconto di un’epoca: quella Roma degli anni Settanta sospesa tra il tramonto del boom economico e le prime tensioni della contestazione, dove l’arte era, prima di tutto, un impegno civile e intellettuale.

Il crocevia del “Cigno”: dove l’arte incontrava la vita

La mostra rievoca l’atmosfera dello studio di Vaccarone tra Piazza del Popolo e Via del Babuino, ma soprattutto la sua frequentazione assidua della Stamperia Il Cigno. In quegli anni, il giovane artista ligure divenne un punto di riferimento per la scuola romana, confrontandosi quotidianamente con maestri del calibro di Burri, Capogrossi, Afro e Guttuso.

“Mancava il giusto riconoscimento a questo grande artista,” ha dichiarato Umberto Croppi durante la presentazione. “In quegli anni c’era una concentrazione di personalità unica: filmmaker, musicisti e intellettuali che rendevano lo studio di Vaccarone un luogo di creatività purissima”.

Le opere in mostra: dai miti ai “Clochard”

Il percorso espositivo a Palazzo Merulana, visitabile fino al 3 maggio, si snoda attraverso tappe iconografiche potenti:

  • Le Mitofanie: Opere composite e materiche che mostrano la capacità di Vaccarone di ricontestualizzare oggetti e materie.
  • I Temi Sociali: Grande impatto per i celebri “Gabbiani” e per i “Clochard”, opere cariche di umanità che riflettono il dramma di chi vive ai margini, rannicchiato tra i cartoni.
  • I Ritratti degli amici illustri: In esposizione preziosi schizzi che testimoniano le sue frequentazioni, come il ritratto a carboncino di Alberto Moravia, lo studio per Renato Guttuso o la china su busta dedicata a Enzo Carli.
  • Incisioni rare: Presente anche una copia della cartella “In articulo amoris”, un capolavoro di tecnica e giochi di parole.

Un ritratto di famiglia

A rendere ancora più intima la mostra è stata la testimonianza della figlia, Alessandra Vaccarone, che ha ricordato il padre come un uomo capace di mediazione e ascolto, la cui passione politica camminava di pari passo con quella artistica. Per Paolo Asti, l’opera di Vaccarone non è un semplice risultato estetico, ma “una modalità di vita, un modo di essere nel mondo”.

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