Oltre cento capolavori ripercorrono l’avventura creativa di Mario Schifano, il “pittore” che ha rivoluzionato lo sguardo del Novecento. Una mostra immersiva, aperta fino al 12 luglio, che spazia dai monocromi ai paesaggi televisivi, includendo la sua intera produzione cinematografica.

Non chiamatelo solo artista d’avanguardia: Mario Schifano era, prima di tutto, un pittore viscerale. A questa sua natura profonda è dedicata la grande retrospettiva inaugurata lo scorso 18 marzo 2026, al Palazzo delle Esposizioni. Un viaggio cronologico che attraversa mezzo secolo di storia dell’arte italiana, curato da Daniela Lancioni e promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

L’esposizione, intitolata semplicemente con il nome dell’artista, raccoglie oltre cento opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, con un importante nucleo fornito da Intesa Sanpaolo.

Il percorso: dalle materie informali ai pixel digitali

La mostra si snoda lungo il piano nobile del Palazzo, partendo dalle radici libiche di Schifano (nato a Homs nel 1934) per arrivare alla sua scomparsa a Roma nel 1998. Il visitatore è accompagnato in un’evoluzione costante:

  • Gli esordi e i Monocromi: Una sala intera è dedicata ai lavori materici degli anni Cinquanta e ai celebri monocromi del 1960, simboli dello sganciamento dall’Informale.
  • Icone e Metamorfosi: Dalla storica mostra “Tutto” del 1963 alle rivisitazioni dei Futuristi e di Malevič, Schifano dimostra la capacità di rigenerare linguaggi consumati attraverso fotografia e cinema.
  • La “Camera da Pranzo” del ’68: Nella rotonda centrale è stata ricostruita fedelmente la sala da pranzo dipinta dall’artista per una dimora romana, un’opera ambientale di straordinaria forza visiva.
  • L’era dei Media: I celebri “Paesaggi Tv” degli anni Settanta e le grandi tele degli anni Ottanta e Novanta, dove l’artista intercetta le emergenze sociali con una sensibilità lisergica e digitale.

Schifano dietro la macchina da presa

Un aspetto inedito e fondamentale della rassegna è l’attenzione alla produzione audiovisiva. Per tutta la durata della mostra, la Sala Cinema (ad ingresso gratuito) proietterà l’intera filmografia e i cortometraggi realizzati da Schifano. È l’occasione per comprendere come la pittura dell’artista non si sia mai fermata sulla tela, ma abbia invaso le superfici di metacrilato, la pellicola e le immagini digitali.

Un catalogo per nuovi studi

Ad accompagnare il percorso espositivo, un catalogo edito da Electa raccoglie contributi di storici dell’arte come Stefano Chiodi e Flavio Fergonzi. Particolare interesse riveste il capitolo dedicato ai titoli delle opere di Schifano: frasi immaginifiche che costituiscono una parte integrante della sua poetica e del suo modo di “pensare” la pittura.

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