Dal 1° maggio, un viaggio multisensoriale tra 700 scatti e 300 brani per riscoprire un decennio di rivoluzioni artistiche oltre la cronaca degli “anni di piombo”.
Apre i battenti domani, venerdì 1° maggio, la rassegna “RomaSuona – La musica in Italia 1970-1979” presso il Palazzo Esposizioni di Roma. L’esposizione, visitabile fino al 12 luglio 2026, si propone di restituire la complessità culturale di un periodo in cui i linguaggi musicali hanno ridefinito la società italiana.
Attraverso un allestimento imponente, la mostra punta a raccontare non solo la musica, ma l’atmosfera di un’epoca di profonda libertà e autonomia creativa.
Un’esperienza immersiva: suoni e profumi d’epoca
La rassegna non si limita alla vista, ma coinvolge tutti i sensi del visitatore:
- Archivio visivo: In mostra oltre 700 fotografie, poster e filmati originali.
- Colonna sonora dinamica: Un sistema audio riproduce casualmente oltre 300 canzoni, con una playlist che cambia ogni due settimane.
- Percorso olfattivo: Grazie alla collaborazione con Serra&Fonseca, le sale sono caratterizzate dalle essenze tipiche del tempo, dal patchouli all’aroma di canapa sativa, quest’ultimo diffuso nella sala che rievoca il festival dei poeti di Castelporziano del 1979.
Dall’avanguardia al pop: i protagonisti
Il percorso espositivo mette in luce il ruolo di Roma come baricentro artistico, capace di accogliere giganti internazionali e far fiorire il talento nazionale:
- Icone italiane: Da Fabrizio De André e Lucio Battisti fino a Renato Zero, Mia Martini e Rino Gaetano.
- La scuola romana: Ampio spazio ai cantautori cresciuti nella Capitale, come De Gregori, Dalla e Venditti.
- Sperimentazione e Rock: Il progressive di PFM e Orme si affianca alle avanguardie di John Cage e alle colonne sonore di Ennio Morricone e dei Goblin.
- Star internazionali: Documentati i passaggi storici di David Bowie, Rolling Stones, Patti Smith e dei Led Zeppelin.
Oltre gli anni di piombo
Come sottolineato dall’assessore Massimiliano Smeriglio e dal curatore Guido Bellachioma, l’obiettivo è scardinare la narrazione che riduce gli anni Settanta ai soli conflitti politici. La mostra celebra invece la nascita di eventi collettivi irripetibili, dove il pubblico era il vero protagonista e le amministrazioni, guidate da figure come Renato Nicolini, sostenevano esperimenti di aggregazione di massa e avanguardia culturale.
