Le aziende sanitarie italiane potranno utilizzare i recapiti telefonici dei pazienti adulti, forniti in occasione di precedenti prestazioni sanitarie, per promuovere l’adesione a campagne di screening previste da normative nazionali o regionali, anche se al momento della raccolta dei dati l’informativa non indicava espressamente questa finalità.
Lo ha stabilito il Garante per la protezione dei dati personali, precisando che, secondo i principi del Regolamento UE e la giurisprudenza europea, il trattamento dei dati strettamente necessario alla promozione di programmi pubblici di prevenzione può essere considerato compatibile con le finalità originarie di cura, diagnosi e assistenza sanitaria, a condizione che siano rispettate adeguate garanzie.
Linee guida per la tutela dei pazienti
Per rafforzare la protezione dei dati, il Garante ha adottato Linee guida specifiche. Tra i punti principali:
- Aggiornamento delle informative: i recapiti più recenti raccolti per finalità di cura potranno essere utilizzati solo per campagne di screening, e non per altre attività come ricerca scientifica o pratiche amministrative.
- Limitazioni specifiche: non potranno essere usati recapiti legati a prestazioni sensibili, come interruzioni volontarie di gravidanza, parto in anonimato, trattamenti per persone sieropositive o vittime di violenza.
- Chiarezza nei messaggi: gli SMS di invito allo screening devono identificare chiaramente l’azienda sanitaria mittente e indicare in modo semplice le modalità per opporsi all’invio dei messaggi.
L’obiettivo è favorire l’adesione dei cittadini a programmi di prevenzione, massimizzando l’efficacia degli screening senza compromettere la privacy e il diritto di autodeterminazione dei pazienti.
La decisione del Garante rappresenta un passo avanti nella digitalizzazione e comunicazione sanitaria, conciliando il bisogno di prevenzione con la tutela dei dati personali.

