Un Festival di Sanremo aperto e trasversale, capace di abbracciare linguaggi e pubblici diversi: dal rap urbano al country, passando per dance, folk, indie e rock. È il quadro che emerge dal pre-ascolto dei 30 brani in gara all’Ariston, dove la varietà degli stili è la vera cifra di questa edizione.

Nel “bouquet di fiori misti” dedicato a Pippo Baudo convivono ballate classiche e sonorità contemporanee. L’amore resta il tema dominante, declinato tra romanticismo, introspezione, favola e ossessione, ma non mancano incursioni nell’attualità: dalla guerra a Gaza alla satira sui difetti del Paese, fino a riferimenti a eventi e ferite collettive.

Sul palco, scelta netta: niente monologhi, spazio alle canzoni. “Sanremo è Sanremo”, ribadisce il direttore artistico Carlo Conti, che punta a un Festival “per tutti”, capace di piacere a “sfaccettature diverse del pubblico”. E anticipa anche l’intenzione di dare spazio a temi di pace, se il contesto lo richiederà.

L’edizione è interamente nel ricordo di Pippo Baudo, senza celebrazioni isolate ma come impronta complessiva del Festival. A marzo, due puntate speciali di “Sanremo Top” riprenderanno un’idea storica di Baudo, adattata ai tempi delle classifiche in tempo reale.

Tra prove, racconti e aspettative degli artisti, Sanremo 2026 si presenta come un laboratorio di generi dove la musica torna protagonista assoluta, con l’ambizione di unire tradizione e novità sotto lo stesso tetto dell’Ariston.

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