Si conclude questa mattina il Giubileo della Speranza con la solenne chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Leone XIV. L’atto simbolico ha posto fine a un Anno Santo che ha visto Roma al centro della vita spirituale mondiale, con l’arrivo di 33.475.369 pellegrini provenienti da 185 Paesi.

A tracciare il bilancio dell’evento è stato monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e responsabile dell’organizzazione del Giubileo. «Il giudizio non può che essere positivo – ha sottolineato – non tanto per i numeri, quanto per il valore spirituale dell’esperienza». Al centro del Giubileo, ha ricordato Fisichella, ci sono stati il pellegrinaggio, la preghiera, il sacramento della riconciliazione e l’indulgenza, vissuti come autentico percorso di conversione personale.

Tra i momenti più significativi dell’Anno Santo, il prelato ha ricordato le canonizzazioni di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, il Giubileo dei Giovani e le celebrazioni che hanno accompagnato l’elezione di Papa Leone XIV. Eventi diversi, ma uniti da una partecipazione intensa e diffusa, capaci di restituire l’immagine di una Chiesa viva e universale.

Alla cerimonia di chiusura erano presenti le massime autorità dello Stato. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato alle celebrazioni insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri e al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, oltre a numerosi rappresentanti del Governo e delle istituzioni.

Sul fronte della sicurezza, la Questura di Roma ha reso noto che oltre 70mila operatori delle forze dell’ordine sono stati impegnati complessivamente durante gli eventi giubilari, in un lavoro coordinato che ha coinvolto anche protezione civile, polizia locale e servizi di emergenza. Un impegno che, secondo il questore Roberto Massucci, lascia in eredità alla Capitale una collaudata capacità di gestione dei grandi eventi.

Con la chiusura della Porta Santa si conclude dunque il Giubileo, ma resta il segno di un anno intenso, vissuto non solo come appuntamento straordinario, ma come cammino di fede e responsabilità condivisa.

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