La qualità dell’aria nelle città italiane mostra segnali di miglioramento, ma non abbastanza da parlare di svolta definitiva. Nel 2025 sono scese a 13 le città fuorilegge per il superamento dei limiti giornalieri di polveri sottili PM10, contro le 25 del 2024 e le 18 del 2023. Si tratta di uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni, ma il quadro complessivo resta critico, soprattutto in vista dei nuovi standard europei previsti per il 2030.
A fotografare la situazione è il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che individua in Palermo la città con il maggior numero di sforamenti (89 giorni oltre il limite), seguita da Milano, Napoli e Ragusa. Subito dopo figurano Frosinone, Lodi, Monza, Cremona, Verona, Modena, Torino, Rovigo e Venezia. Nessun capoluogo, tuttavia, ha superato i limiti annuali attualmente previsti dalla normativa per PM10, PM2.5 e biossido di azoto.
Il miglioramento registrato nel 2025 non basta però a rassicurare. Se i nuovi limiti europei del 2030 fossero già in vigore oggi, risulterebbe fuorilegge oltre la metà delle città italiane per il PM10, quasi tre su quattro per il PM2.5 e il 38% per l’NO2. Secondo Legambiente, i trend di riduzione delle polveri sottili sono ancora troppo lenti: 33 città rischiano di non raggiungere gli obiettivi anche mantenendo l’attuale ritmo di miglioramento.
«Il Governo deve rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, non indebolirle», avverte Giorgio Zampetti, direttore generale dell’associazione ambientalista. «Tagliare i fondi proprio ora è irragionevole. Servono interventi strutturali su mobilità sostenibile, riscaldamento, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali e dell’impatto di agricoltura e allevamenti intensivi».
A rendere il quadro ancora più complesso è la nuova procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nel gennaio 2026 contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, la quarta aperta negli ultimi anni.
Resta particolarmente critica la situazione del bacino padano, indicato dal report come una delle aree più inquinate d’Europa. Se in passato le maggiori criticità erano concentrate nelle grandi città, oggi l’inquinamento colpisce sempre più centri medio-piccoli e aree rurali, anche a causa dell’elevata densità di allevamenti intensivi.
In sintesi, lo smog diminuisce, ma il tempo per adeguarsi agli standard europei stringe: senza un cambio di passo deciso, il rischio è quello di arrivare al 2030 ancora impreparati.

