Dal 2026 cambiano le regole per la destinazione del Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) alla previdenza complementare. Per i nuovi assunti il tempo per decidere se aderire a un fondo pensione o lasciare il Tfr in azienda si riduce da sei mesi a 60 giorni, rafforzando il principio del silenzio assenso.
Se nei due mesi il lavoratore non manifesta la volontà di non aderire, il Tfr sarà automaticamente destinato al fondo.
Chi deve versare al Fondo di Tesoreria
Le imprese obbligate al versamento sono i datori di lavoro privati con almeno 60 dipendenti in media nel 2025, esclusi lavoro domestico, enti pubblici economici e organismi pubblici privatizzati. L’obbligo riguarda sia i nuovi assunti sia i lavoratori non di prima assunzione non aderenti ai fondi integrativi. I dipendenti pubblici sono esclusi, salvo che i loro contratti siano regolati dal diritto comune.
Requisito dimensionale e media dipendenti
Il requisito si calcola sulla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno precedente: per il periodo di paga a partire da gennaio 2026 si considera la media 2025. Anche le nuove aziende devono rispettare la norma: chi avvia l’attività nel 2025 e raggiunge la soglia di 50 dipendenti deve versare il contributo al Fondo di Tesoreria fin dall’inizio dell’attività. La media include tutti i lavoratori subordinati, compresi part-time e contratti misti, calcolati in proporzione all’orario di lavoro.
Lavoratori all’estero e variazioni successive
L’obbligo si applica anche ai lavoratori occupati all’estero, indipendentemente dal regime previdenziale applicato. Eventuali riduzioni del personale negli anni successivi non eliminano l’obbligo di versamento già maturato, mentre eventuali incrementi di organico attribuiscono rilevanza ai periodi successivi per il calcolo dell’obbligo contributivo.
Con la circolare Inps, le aziende hanno ora indicazioni precise per uniformarsi alle nuove regole, semplificando la gestione del Tfr e favorendo l’adesione ai fondi pensione tramite il silenzio assenso.

