Annunciati i vincitori regionali del prestigioso concorso fotografico. Dalle cronache di Gaza al riscatto delle donne in Marocco, le immagini che hanno segnato l’ultimo anno arrivano a Roma dal 7 maggio.
Un pianeta sospeso tra il dolore dei conflitti e la forza indomita della resilienza. Il World Press Photo Contest 2026 ha svelato i suoi vincitori regionali, offrendo una panoramica cruda e necessaria su quello che l’organizzazione definisce “le storie che contano”. Tra le oltre 57.000 opere presentate da fotografi di 141 Paesi, la selezione finale restituisce un mosaico di umanità che non permette di voltare lo sguardo.
La guerra è la protagonista tragica di questa edizione. Le immagini ci portano tra le macerie di Gaza attraverso l’obiettivo di Saher Alghorra, uno dei pochi testimoni oculari rimasti sul campo. Il dolore si sposta poi in Ucraina, dove lo strazio è catturato nel volto di una donna scampata ai bombardamenti a Kiev o nel pianto di una ragazza accanto alla sua cavalla abbattuta da un drone. Dal Kashmir al Madagascar, le foto documentano rivolte e lutti, come gli incendi di Hong Kong o la separazione delle famiglie durante gli arresti dell’Ice a New York, trasformando istanti privati in simboli universali di sofferenza.
Resilienza e riscatto: la firma italiana
Oltre le macerie, emerge con forza il tema del riscatto, spesso declinato al femminile. Tra i premiati spicca l’italiana Chantal Pinzi con il progetto “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters”: un racconto potente di come le donne marocchine stiano sfidando le tradizioni equestri maschili, rivendicando il proprio spazio culturale. È la stessa forza che si ritrova nei sorrisi in Brasile nonostante la povertà estrema, o nella leggerezza delle piccole ballerine di Soweto, in Sudafrica, che attendono il loro turno in tutù.
Il concorso non dimentica la crisi climatica e le sue vittime silenziose:
- L’impatto dell’uomo: Le mani deformate dai pesticidi di un agricoltore argentino e gli orsi polari costretti a diete disperate alle Svalbard a causa dello scioglimento dei ghiacci.
- La malattia: Il “Bed Ballet” di Engla Louise, che narra la lotta contro l’anoressia con la grazia di un’ex ballerina, e la storia di Tanner Martin, che sfida il cancro per veder nascere sua figlia.
- Nuovi scenari: L’immagine dell’anziana Waltraud che conversa con un robot sociale in Germania apre interrogativi profondi sull’integrazione tra tecnologia e solitudine.
“Il silenzio avrebbe significato resa”, ha dichiarato Saher Alghorra. Una frase che riassume lo spirito di questa edizione: la fotografia non è solo arte, ma un atto di resistenza contro l’oblio.
I vincitori assoluti, tra cui la World Press Photo of the Year, saranno annunciati online il prossimo 23 aprile. Per il pubblico italiano, l’appuntamento è al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove la mostra sbarcherà dal 7 maggio al 29 giugno 2026.

