Il mercato degli affitti in Italia vive un momento di forte contraddizione: da un lato, oltre 8,5 milioni di case rimangono inutilizzate, dall’altro moltissimi cittadini faticano a trovare un’abitazione in affitto. Secondo il quarto rapporto Federproprietà-Censis, il 25,7% delle abitazioni risulta inattivo, con i proprietari che temono soprattutto la morosità degli inquilini e le lunghe procedure di sfratto.

Spesso gli affitti richiesti sono elevati per tutelarsi dai danni, ma questo scoraggia potenziali locatari, creando un circolo vizioso che limita ulteriormente la disponibilità di case sul mercato.

La paura di perdere la propria casa data in affitto riguarda quasi l’83% degli italiani, con percentuali simili in tutte le regioni. Per affrontare questo problema, l’84% degli intervistati è favorevole alla creazione di una banca dati nazionale degli inquilini morosi.

Sul fronte fiscale, due terzi degli italiani si dichiarano contrari a penalizzare i proprietari di immobili inutilizzati, mentre l’86,4% ritiene necessario accelerare le procedure di sfratto in caso di morosità.

Giovani e accesso alla casa

L’accesso alla prima casa resta un problema per i giovani senza supporto familiare: il 94% degli italiani riconosce la difficoltà per questa fascia di popolazione ad acquistare un’abitazione. La maggioranza ritiene indispensabili misure che agevolino l’accesso alla proprietà, considerate fondamentali per generare stabilità sociale.

Migliora la condizione abitativa

Una nota positiva arriva dal calo delle famiglie in condizione di grave disagio abitativo: quelle che vivono in case inadeguate o fatiscenti sono passate dal 9,5% del 2014 al 5,6% nel 2024. Anche i problemi strutturali come danni, umidità o scarsa luminosità mostrano trend in diminuzione.

La pressione degli affitti brevi

Un fenomeno che complica ulteriormente il mercato è quello degli affitti brevi per turisti, concentrati soprattutto nelle città d’arte. Secondo i dati del Ministero del Turismo, su oltre 691mila strutture registrate, il 71% sono alloggi privati in affitto gestiti in forma non imprenditoriale. La pressione più alta si registra in zone centrali di città come Roma, Milano, Firenze e Venezia, dove la disponibilità di abitazioni per residenti è fortemente ridotta.

Confedilizia: non tutte le case vuote sono “dormienti”

Dal canto suo, Confedilizia contesta la definizione di “case dormienti”: molte abitazioni identificate come vuote sono in realtà case di villeggiatura, affitti brevi o in ristrutturazione. Secondo il presidente Giorgio Spaziani Testa, le abitazioni realmente inutilizzate si trovano prevalentemente in zone spopolate, e il mercato delle locazioni non mostra dinamiche patologiche. L’attenzione, secondo Confedilizia, dovrebbe concentrarsi su immobili che rischiano il degrado, alleggerendo il carico fiscale come l’IMU.

Il paradosso del mercato immobiliare italiano resta dunque evidente: case disponibili ma non affittate, domanda crescente e vincoli normativi e fiscali che scoraggiano i proprietari, con le città più turistiche e centrali ancora più sotto pressione.

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