Sull’ex Ilva e sul piano di decarbonizzazione presentato a Palazzo Chigi, Federmanager sceglie una linea di responsabilità e pragmatismo: non contrapposizioni ma una strategia industriale di sistema. L’associazione che rappresenta dirigenti, quadri e alte professionalità dell’industria italiana vede nel documento del Governo «un impianto complessivamente positivo», pur richiamando la necessità di un confronto tecnico trasparente e aggiornato tra tutte le parti coinvolte.
La Federazione ha partecipato ai tavoli istituzionali con una delegazione composta dal vicepresidente nazionale Gherardo Zei e dal coordinatore della commissione nazionale Siderurgia Paolo Bonci.
Il giudizio sul piano: “Accelerare la decarbonizzazione garantendo continuità produttiva”
Il progetto illustrato dal Governo prevede il completamento del percorso di decarbonizzazione del sito di Taranto in quattro anni, con tutela della produzione, dell’occupazione e con investimenti dedicati alla realizzazione dell’impianto DRI (Direct Reduced Iron), tecnologia chiave per ridurre drasticamente le emissioni della siderurgia.
«Riteniamo condivisibile la direzione del piano» ha dichiarato Zei.
«Il Governo tenta di conciliare la necessità di accelerare la transizione ecologica con la salvaguardia di un presidio industriale essenziale. L’impegno a ridurre l’impatto ambientale nel più breve tempo possibile è un segnale importante, così come la volontà di rilanciare il comparto siderurgico nazionale.»
Federmanager chiede chiarezza sui negoziati
Pur valutando positivamente il quadro generale, Federmanager sollecita maggiore trasparenza nella fase negoziale. «Prima delle prossime convocazioni – osserva Bonci – auspichiamo di ricevere un aggiornamento completo sullo stato dei negoziati, così da poter valutare soluzioni realmente efficaci.»
Alla base del giudizio favorevole della Federazione c’è la fiducia nel lavoro dei commissari straordinari, impegnati a superare le criticità ereditate da gestioni precedenti: dalla complessità delle procedure giudiziarie, come il sequestro dell’altoforno AFO1, ai rapporti con gli enti locali e con la filiera produttiva.
Taranto, simbolo di una politica industriale nazionale
Secondo Federmanager, la partita dell’ex Ilva non riguarda solo Taranto: è il vero banco di prova della politica industriale italiana, come ha ricordato il presidente Valter Quercioli durante l’assemblea nazionale.
Federmanager guarda con favore alla prospettiva di reindustrializzazione dei siti di Taranto e degli altri stabilimenti, con possibili sviluppi nei settori dell’energia, della logistica e delle tecnologie verdi, anche attraverso partnership pubblico-private.
«La siderurgia italiana deve essere difesa e valorizzata» sottolinea ancora Zei. «Senza acciaio, il Paese perde una parte essenziale della propria capacità produttiva e tecnologica. Per questo è necessario mantenere uno sguardo strategico e non localistico, tutelando le competenze presenti a Taranto e valutando anche il possibile ruolo di un soggetto pubblico nella governance futura.»
L’impegno della dirigenza e la disponibilità al confronto
Federmanager ricorda inoltre i sacrifici già sostenuti dal management industriale in questi anni difficili:
riduzione del numero dei dirigenti, ricambio generazionale accelerato e taglio del 20% del trattamento economico complessivo, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un futuro più solido per Acciaierie d’Italia.
La federazione ribadisce quindi la «piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni» in un processo continuo, serio e costruttivo, che mantenga alto il livello di fiducia reciproca.
“L’Italia dell’acciaio deve ripartire da Taranto”
Per Federmanager, l’obiettivo è chiaro: guidare la transizione della siderurgia italiana verso un modello industriale sostenibile, competitivo e orientato al lungo periodo, capace di difendere l’occupazione e rilanciare il ruolo dell’Italia nella produzione europea. La rinascita dell’ex Ilva, conclude la Federazione, «non è solo un tema industriale, ma una scelta strategica per il futuro del Paese».

