Elon Musk lancia un’accusa da capogiro in tribunale: chiede fino a 134 miliardi di dollari come risarcimento danni a OpenAI e Microsoft, accusandole di averlo frodato tramite un radicale cambio di rotta dell’organizzazione da lui co-fondata. La vertenza, che un giudice ha recentemente dichiarato ammissibile a processo, è destinata a diventare uno dei contenziosi più iconici e costosi dell’era dell’intelligenza artificiale.
La tesi di Musk: “Tradita la missione no-profit”
Secondo i nuovi documenti depositati dai legali del fondatore di Tesla e SpaceX, OpenAI avrebbe abbandonato la sua missione originaria di organizzazione no-profit e open source, deviando verso un modello di business lucrativo dopo l’alleanza strategica con Microsoft. Per Musk, questo costituirebbe una vera e propria frode.
Il miliardario sostiene di avere diritto a una parte dell’attuale valutazione di OpenAI – stimata attorno ai 500 miliardi di dollari – dopo essere stato, a suo dire, privato dei benefici del capitale iniziale da 38 milioni di dollari che aveva donato alla startup alla sua nascita. La cifra record di 134 miliardi rifletterebbe quindi il danno subito per questa presunta deviazione dagli scopi originari.
Le reazioni e il percorso giudiziario
OpenAI ha replicato in modo netto, definendo l’azione legale di Musk “priva di fondamento” e affermando di essere pronta a dimostrarlo in aula. La società ha sempre negato di aver tradito i propri principi fondativi, sottolineando come la partnership con Microsoft sia funzionale a scalare la ricerca e lo sviluppo di un’IA sicura e benefica per l’umanità.
Il percorso verso lo scontro in tribunale è ormai tracciato: un giudice ha stabilito che il caso può procedere, fissando l’inizio del processo per il 27 aprile. Questo procedimento si aggiunge a una precedente causa, avviata da Musk già due anni fa con accuse simili, in cui accusava OpenAI e il CEO Sam Altman di aver “rinnegato la missione originale”.
Il contesto: un’accesa rivalità e una precedente offerta
La battaglia legale è solo l’ultimo capitolo di una rivalità sempre più accesa. Lo scorso anno, un consorzio di investitori guidato dallo stesso Musk aveva offerto 97,4 miliardi di dollari per acquisire il controllo dell’ente no-profit che governa OpenAI – un’offerta che non andò a buon fine.
Ora, con questa richiesta risarcitoria senza precedenti, Musk alza ulteriormente la posta in gioco. L’esito del processo potrebbe avere conseguenze epocali, non solo sul futuro finanziario e governance di OpenAI, ma anche sul più ampio dibattito etico e commerciale riguardante lo sviluppo dell’intelligenza artificiale globale.

