Uno studio su Nature identifica due geni chiave: uno potenzia la perdita di peso, l’altro aumenta il rischio di nausea. La genetica spiega, insieme ad altri fattori, circa il 25% della risposta individuale.

Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo ai rivoluzionari farmaci anti-obesità (analoghi del recettore GLP-1). Se per alcuni la perdita di peso è drastica, per altri i risultati sono modesti o accompagnati da pesanti effetti collaterali. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto dai ricercatori di 23andMe suggerisce che la risposta risieda, almeno in parte, nel nostro DNA.

Analizzando i dati di circa 28.000 persone, i ricercatori hanno isolato due varianti genetiche determinanti:

  • Perdita di peso (GLP1R): Chi possiede la variante rs10305420 del gene del recettore GLP-1 risponde meglio alla terapia, perdendo mediamente 760 grammi in più per ogni copia della variante posseduta.
  • Effetti collaterali (GIPR): Una variante del gene del recettore del polipeptide inibitorio gastrico (rs1800437) non influisce sul dimagrimento, ma aumenta significativamente la probabilità di soffrire di nausea e vomito, i disturbi più comuni legati a questi trattamenti.

La ricerca sottolinea che il DNA non è l’unico arbitro del successo della terapia. I dati mostrano che i benefici maggiori tendono a manifestarsi nelle donne, nei giovani e nelle persone di origine europea, rispetto a quelle di etnia latina o africana. Complessivamente, i fattori genetici e demografici identificati spiegano circa il 25% della variazione della risposta al farmaco.

Come evidenziato da Ruth J. F. Loos (University of Copenhagen), resta ancora un 75% di variabilità le cui cause sono ignote: “Identificare questi fattori sarà fondamentale per arrivare a una medicina davvero personalizzata”.

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