Una combinazione di fattori climatici, geopolitici e industriali ha acceso una vera e propria corsa al gas sui mercati europei. Nell’ultima settimana il settore è stato attraversato da quella che gli operatori definiscono una “tempesta perfetta”, capace di spingere le quotazioni ai livelli più alti dalla scorsa estate.
Sulla piazza Ttf di Amsterdam, punto di riferimento per il gas naturale in Europa, i future con consegna a febbraio hanno avviato le contrattazioni in forte rialzo, superando prima la soglia dei 34 euro al megawattora e arrivando a sfiorare i 37 euro in chiusura. Il prezzo si è attestato a 36,88 euro, con un balzo dell’11,22% in una sola seduta e una crescita complessiva superiore al 27% dall’inizio dell’anno, sui massimi da giugno-luglio.
Il gelo riaccende la domanda
A innescare l’ondata di acquisti è stato innanzitutto il ritorno del freddo intenso. L’aria polare che ha investito l’Europa occidentale da Capodanno fino oltre l’Epifania ha fatto schizzare i consumi per il riscaldamento. Dopo una breve tregua, le previsioni indicano un possibile nuovo affondo gelido verso la fine del mese, elemento che ha rafforzato l’atteggiamento prudente – e speculativo – degli operatori.
Geopolitica e infrastrutture sotto la lente
Sul mercato pesa anche l’incertezza internazionale. Le tensioni legate all’Iran, e l’ipotesi di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti a sostegno delle rivolte interne contro il regime degli ayatollah, alimentano il timore di possibili interruzioni dei flussi energetici. In particolare, gli operatori guardano con attenzione al gasdotto che collega l’Iran alla Turchia, snodo strategico per l’accesso meridionale del gas verso l’Europa.
Da Kipoi, al confine greco-turco, parte infatti il Tap (Trans Adriatic Pipeline), infrastruttura chiave che trasporta fino a Melendugno, in provincia di Lecce, il gas proveniente dall’Azerbaijan. Qualsiasi criticità lungo questa direttrice avrebbe ripercussioni immediate sui mercati.
A completare il quadro contribuiscono le manutenzioni programmate in alcuni siti produttivi della Norvegia, uno dei principali fornitori di gas dell’Europa, che riducono temporaneamente l’offerta disponibile.
Italia più protetta, ma scorte da monitorare
Secondo gli operatori, l’Italia appare al momento meno esposta a eventuali shock improvvisi. Come ricordato nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di A2a, Renato Mazzoncini, circa il 40% del Gnl importato nel nostro Paese proviene dagli Stati Uniti, mentre i flussi principali arrivano da Algeria e Azerbaijan, garantendo una maggiore diversificazione.
Resta però alta l’attenzione sul livello delle scorte. In Europa i depositi sono scesi al 51%, pari a 592,73 TWh, ben al di sotto della media quinquennale del 67% e dei 736,24 TWh registrati un anno fa. L’Italia mostra una situazione relativamente migliore: gli stoccaggi si attestano al 66,4%, con 135 TWh, leggermente sotto i livelli di metà gennaio 2024.
Un equilibrio delicato, che rende il mercato del gas particolarmente sensibile a ogni nuova variabile. Tra inverno, tensioni internazionali e infrastrutture strategiche, le prossime settimane si annunciano decisive per capire se l’attuale fiammata dei prezzi sia solo un picco temporaneo o l’inizio di una fase più lunga di volatilità.

