In un contesto di fragilità sempre più evidente nel processo di pace per Gaza, l’iniziativa Board of Peace voluta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua ad attirare l’attenzione globale tra critiche, adesioni parziali e forti tensioni diplomatiche. Intanto sul terreno gli scontri tra Israele e gruppi armati nella Striscia di Gaza hanno causato nuove vittime civili, tra cui giornalisti e bambini, segnando uno dei giorni più sanguinosi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco parte dell’accordo negoziato a ottobre.


1. Il Board of Peace e i 1 miliardo di dollari del Cremlino

L’iniziativa internazionale denominata Board of Peace è stata presentata da Trump al World Economic Forum di Davos come organismo multilaterale per supervisionare la stabilizzazione e la ricostruzione della Striscia di Gaza e, progressivamente, di altri conflitti globali. Secondo il progetto, ogni Paese che voglia ottenere uno status di membro permanente deve versare 1 miliardo di dollari.

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia potrebbe fornire la somma richiesta utilizzando i beni congelati negli Stati Uniti sotto amministrazioni precedenti, citando i legami storici con il popolo palestinese e il sostegno agli sforzi di stabilizzazione.

Mosca ha chiesto però tempo per valutare formalmente l’adesione, e fonti diplomatiche indicano che la contribuzione finanziaria potrebbe essere legata a negoziati più ampi, in particolare rispetto alla guerra in Ucraina.


2. Italia: Meloni non firmerà all’avvio

L’Italia, pur accogliendo l’invito a essere parte del Board, ha deciso di non firmare l’accordo nella cerimonia prevista al Forum di Davos. La premier Giorgia Meloni ha motivato la scelta con problemi di compatibilità costituzionale emersi nell’analisi dello statuto del Consiglio, in particolare rispetto all’articolo 11 della Costituzione che limita la cessione di sovranità in condizioni non paritarie.

Meloni ha comunque espresso apertura all’idea e interesse per il ruolo dell’Italia nel piano di pace, sottolineando la necessità di ulteriori verifiche legali e diplomatiche prima di un eventuale impegno.


3. Accordi, adesioni e reazioni internazionali

L’iniziativa di Trump ha registrato risposte miste:

  • Israele e Egitto hanno confermato la loro adesione, così come Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan e altri Paesi della regione.
  • Il Vaticano ha ricevuto un invito ufficiale e il Papa sta valutando la partecipazione, secondo fonti vaticane.
  • Regno Unito e Slovenia hanno annunciato che non parteciperanno alla firma, citando preoccupazioni sulla struttura del Board e sulla possibile erosione del ruolo delle Nazioni Unite.

4. Violenza a Gaza: 11 morti, inclusi giornalisti e bambini

Mentre sul fronte diplomatico si discutono adesioni e statuti, la situazione umanitaria a Gaza resta precaria. Nelle ultime ore, almeno 11 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi delle forze israeliane, tra cui due bambini e tre giornalisti palestinesi che stavano documentando le condizioni nei campi profughi e nei centri di assistenza.

Le vittime giornalistiche includevano reporter impegnati in una missione umanitaria sotto l’egida di un comitato civile-egiziano, mentre i due minorenni sono stati colpiti in incidenti separati in diverse aree della Striscia.

Queste morti giungono in un momento di fragilità del cessate il fuoco attivo da ottobre e sollevano nuovamente interrogativi sulla protezione dei civili e sulla libertà di stampa nell’area. Gruppi internazionali per i diritti dei giornalisti hanno chiesto indagini trasparenti sulla dinamica degli eventi.


5. Il contesto di una pace fragile

L’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, sostenuto dagli Stati Uniti, ha posto fine ai combattimenti più intensi ma le violazioni sono frequenti, e le trattative sul ciclo successivo di riforme politiche, sicurezza e ricostruzione non sono ancora decollate.

Oltre alle tensioni istituzionali legate alla formazione del Board of Peace, la comunità internazionale resta divisa sul ruolo che un organismo così strutturato — guidato dal solo presidente Trump e con quote miliardarie — possa avere rispetto a entità già esistenti come l’ONU e le agenzie umanitarie multilaterali.

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