Il nuovo corso della Fondazione Nazionale Carlo Collodi punta su cultura e identità. Giordano Bruno Guerri annuncia una visione che unisce il fascino della fiaba alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico.
Il Parco di Pinocchio a Collodi si prepara a una vera e propria rinascita sotto la guida di Giordano Bruno Guerri.
Il neopresidente della Fondazione Nazionale Carlo Collodi ha tracciato le linee guida per il futuro di uno dei luoghi più iconici della Toscana, mettendo subito in chiaro la sua filosofia: il rilancio passerà attraverso la cultura, l’arte e la fedeltà allo spirito originale dell’opera di Lorenzini, rifuggendo il modello dei moderni parchi divertimento a tema.
«Non sarà un luna park», ha dichiarato con fermezza Guerri, sottolineando come l’obiettivo sia quello di esaltare la natura di “parco d’arte” che ha reso celebre Collodi nel mondo.
Il progetto prevede una valorizzazione architettonica e paesaggistica che metta in dialogo le sculture storiche di grandi artisti come Pietro Consagra e i mosaici di Venturino Venturi con nuove iniziative culturali. L’idea è quella di trasformare il borgo e il parco in un centro pulsante di creatività, capace di attrarre non solo le famiglie, ma anche studiosi, appassionati d’arte e turisti in cerca di un’esperienza autentica e profonda.
Il rilancio si inserisce in una strategia più ampia che punta a fare di Collodi un modello di gestione del patrimonio culturale italiano. Guerri, forte della sua esperienza alla guida del Vittoriale degli Italiani, intende applicare un metodo che coniughi efficienza gestionale e rigore scientifico. Tra le priorità figurano il restauro delle aree più fragili del Parco Monumentale e l’integrazione di tecnologie digitali che aiutino a raccontare la storia del burattino più famoso del mondo in modo immersivo, ma sempre rispettoso della tradizione letteraria.
Per la Toscana e per l’intero Paese, il rinnovamento del Parco di Pinocchio rappresenta una sfida culturale di alto profilo. Pinocchio non è solo un personaggio per l’infanzia ma un simbolo universale della condizione umana; restituirgli uno spazio che ne celebri la complessità e la bellezza significa investire sull’identità culturale del territorio. Il cammino è tracciato: Collodi tornerà a splendere, confermandosi un luogo dove la fantasia si fa arte e la cultura si fa gioco, lontano dalle logiche del consumo di massa.

