Dal 25 giugno al 18 luglio, quattro grandi produzioni internazionali riabitano il Teatro Romano. Un viaggio tra le visioni di Terzopoulos, Peltekis, Preljocaj e Dini.

Restituire al teatro la sua funzione originaria in uno dei contesti archeologici più suggestivi al mondo. Con questo spirito riparte, dal 25 giugno al 18 luglio 2026, il “Teatro Ostia Antica Festival – Il senso del passato”. Dopo il successo della prima edizione, che ha registrato il tutto esaurito con oltre 11.000 spettatori, la kermesse torna a illuminare la cavea (recentemente restaurata) con una programmazione che intreccia il rigore della tragedia greca alla forza dei linguaggi contemporanei.

L’iniziativa, presentata al Teatro Argentina, nasce dalla sinergia tra la Fondazione Teatro di Roma, la Regione Lazio, il Comune di Roma e il Parco Archeologico di Ostia Antica, con l’obiettivo di consolidare il litorale romano come polo d’eccellenza culturale.

Il programma: quattro sguardi sulla condizione umana

Il cartellone di quest’anno si concentra su quattro titoli fondamentali, affidati a registi e coreografi di fama internazionale:

  • 25 e 26 giugno – Le Baccanti (Theodoros Terzopoulos): Il festival si apre con il maestro greco che spoglia il testo di Euripide da ogni orpello storico per approdare a un rito metafisico. Una riflessione potente sull’alterità e sull’energia dionisiaca che risiede in ognuno di noi.
  • 4 e 5 luglio – Lysistrata (Asterios Peltekis): In prima nazionale, la commedia di Aristofane diventa uno specchio dei conflitti odierni. La celebre rivolta femminile contro la guerra si trasforma in un atto di resistenza politica di sconvolgente attualità.
  • 10 e 11 luglio – Requiem(s) (Angelin Preljocaj): La danza entra nel festival con un’opera che indaga il tema del lutto e della spiritualità. Preljocaj trasforma la fine della vita in una coreografia che celebra l’eternità dell’arte e della bellezza.
  • 17 e 18 luglio – Alcesti (Filippo Dini): La rassegna si chiude con un’indagine psicologica sul mito del sacrificio amoroso. Dini scava nelle ambiguità del rapporto tra i coniugi, esplorando il mistero della morte e l’egoismo umano.

Valorizzare l’archeologia attraverso la scena

Il festival non è solo una vetrina di spettacoli, ma un progetto di valorizzazione territoriale. Come sottolineato dai vertici della Fondazione e dalle autorità, l’obiettivo è trasformare Ostia Antica in un luogo vivo, capace di parlare al presente. In quest’ottica, il direttore del Parco Archeologico, Alessandro D’Alessio, ha annunciato che dall’autunno il teatro sarà arricchito da postazioni immersive per permettere ai visitatori di vedere le ricostruzioni storiche del sito.

Iscriviti alla newsletter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

www.viviitalia.eu
Panoramica privacy

Leggi l'informativa.