Gennaio si conferma un mese impegnativo per il sistema sanitario italiano, travolto dall’ondata influenzale di quest’anno. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, solo nell’ultima settimana si sono registrati circa 800 mila casi di influenza, con sintomi che possono protrarsi oltre i venti giorni. Gli ospedali di tutta Italia, dal Nord al Sud, segnalano pronto soccorso intasati e pazienti costretti a stazionare sulle barelle in attesa di un posto letto, fenomeno noto come “boarding”.

Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), spiega che il rallentamento delle dimissioni, dovuto alla fragilità dei pazienti, comporta un ritardo medio di 19 minuti per ogni paziente in attesa. Quando i pazienti in stazionamento sono 20, questo si traduce in oltre tre ore di attesa supplementare per i nuovi accessi.

L’influenza di quest’anno è caratterizzata dalla variante K, che circola in modo intenso tra adulti e bambini, e si combina con altri ceppi come AH3N2 e H1N1, creando una sorta di “mix esplosivo” secondo Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. I sintomi più preoccupanti non sono solo la febbre, ma soprattutto tosse intensa e dolori toracici, che possono richiedere il ricorso immediato al pronto soccorso.

Gli esperti raccomandano alcune misure preventive fondamentali: vaccinarsi, lavarsi spesso le mani, osservare una corretta igiene respiratoria, restare a casa in presenza di sintomi influenzali e limitare i contatti con persone malate. Gli antibiotici, chiariscono dall’ISS, non sono efficaci contro i virus influenzali o il COVID-19 e il loro uso improprio può favorire la resistenza batterica.

Il picco dell’epidemia è atteso nelle prossime settimane, in parte legato alla riapertura delle scuole dopo la Befana, che potrebbe far risalire nuovamente la curva dei contagi. La variante K, già dominante in Europa, ha raggiunto anche gli Stati Uniti, dove New York ha recentemente registrato il numero più alto di casi e ricoveri settimanali mai osservato.

L’influenza 2026 si conferma così come un banco di prova importante per ospedali, medici e cittadini, richiamando attenzione, prudenza e responsabilità collettiva.

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