Grazie ad analisi isotopiche e paleoproteomica su fossili di 125.000 anni fa, i ricercatori hanno ricostruito mobilità e sesso dei mastodontici Palaeoloxodon antiquus. I dati confermano: i Neanderthal erano cacciatori esperti e organizzati.

I denti fossili come “scatole nere” della preistoria. Una ricerca guidata dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia, pubblicata sulla prestigiosa rivista Science Advances, ha svelato dettagli inediti sulla vita degli elefanti a zanne dritte (Palaeoloxodon antiquus) e sulle abitudini venatorie dei nostri cugini Neanderthal.

Lo studio si è concentrato sul sito tedesco di Neumark-Nord, un bacino lacustre che 125 millenni fa ospitava i più grandi mammiferi terrestri del Pleistocene europeo.

Lo smalto dentale: una carta d’identità biologica

Il team di ricerca, guidato da Elena Armaroli e coordinato dal professor Federico Lugli, ha analizzato lo smalto dei molari fossili. Poiché lo smalto cresce stratificandosi lentamente, esso agisce come un diario chimico che registra l’ambiente circostante.

  • Analisi Isotopica dello Stronzio: Questa tecnica ha permesso di tracciare gli spostamenti degli elefanti su scala sub-stagionale. I risultati indicano che alcuni individui non erano stanziali, ma percorrevano distanze enormi, fino a 300 chilometri, per raggiungere il sito di Neumark-Nord.
  • Paleoproteomica: Per la prima volta applicata a questa specie, l’analisi delle proteine conservate nello smalto ha permesso di determinare il sesso degli esemplari. Sono stati identificati tre maschi e una femmina; proprio i maschi mostravano gli areali di movimento più vasti, un comportamento simile a quello degli elefanti africani odierni.

Neanderthal: cacciatori, non opportunisti

I resti di oltre 70 elefanti accumulati nel sito presentano chiari segni di macellazione. La ricerca suggerisce che i Neanderthal non si limitassero a sfruttare carcasse trovate casualmente, ma attuassero una caccia pianificata.

“La concentrazione dei resti suggerisce una caccia organizzata rivolta a prede enormi”, spiega Elena Armaroli. Questo implica che i gruppi di Neanderthal possedessero un’elevata conoscenza del territorio, capacità di cooperazione e strategie di pianificazione a lungo termine per abbattere animali di tali dimensioni.

Collaborazioni internazionali

Il lavoro è frutto di una sinergia tra l’ateneo emiliano e il laboratorio FIERCE della Goethe University di Francoforte, diretto dal professor Wolfgang Müller. L’integrazione di geochimica e biologia molecolare sta ridefinendo ciò che sappiamo sulla gestione del territorio e sulle capacità cognitive degli ominidi preistorici.

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