Sabato 16 maggio la Compagnia Semele rilegge il capolavoro del Novecento in chiave distopica. Un albero di rottami tecnologici per raccontare l’attesa contemporanea.
Cosa significa aspettare nell’era della connessione perenne? Sabato 16 maggio, alle ore 20:30, l’Auditorium TaTà di Taranto ospita una delle sfide teatrali più attese della stagione: la messa in scena di “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, nell’adattamento contemporaneo della Compagnia Semele.
La regia di Christiana Troussa spoglia il testo dalle polveri del tempo per proiettarlo nel nostro presente, trasformando la landa desolata di Beckett in una distopia quotidiana maledettamente familiare.
Un albero di cavi e vecchi cellulari
L’iconico albero, unico elemento scenografico del testo originale, in questa versione diventa un cumulo di ferri, cavi e vecchi cellulari. Un simbolo potente di un mondo che promette progresso e risposte immediate, ma che continua a rimandare l’appuntamento con la verità.
- La visione: Un’umanità sospesa tra consumismo e ricerca di senso, dove la tecnologia non colma il vuoto, ma amplifica il silenzio dell’attesa.
- Il tono: Un equilibrio costante tra la comicità grottesca dei gesti e lo smarrimento esistenziale dei protagonisti.
Il Cast: cinque voci per un’umanità fragile
Sul palco del TaTà, un ensemble affiatato darà vita ai paradossi beckettiani:
- In scena: Alex Stasolla, Francesco Gattulli, Mimmo Fonseca, Nicola Gigante e Pasquale Basile. Cinque interpreti chiamati a incarnare le contraddizioni di personaggi che, tra una battuta ironica e un lungo silenzio, interrogano lo spettatore: “E se stessimo aspettando tutta la vita… senza accorgercene?”
