Venezia torna a celebrare l’eccellenza della sua materia più fragile e preziosa. È stata inaugurata all’Isola di San Giorgio Maggiore la mostra che segna il terzo capitolo del fortunato ciclo dedicato alla storia della lavorazione vetraria veneziana del Novecento.

Curata da Marino Barovier, l’esposizione si concentra su un decennio cruciale di fermento creativo, documentando il passaggio dall’estetica ottocentesca alle prime, audaci sperimentazioni moderniste.

L’iniziativa, promossa da Le Stanze del Vetro (progetto congiunto di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung), mette in luce un periodo di straordinaria libertà intellettuale, dove il vetro ha smesso di essere solo un oggetto d’uso per farsi pura espressione artistica.

L’era della sperimentazione: 1912 – 1922

Il percorso espositivo analizza gli anni in cui Murano ha saputo aprirsi alle influenze delle avanguardie internazionali, portando alla Biennale di Venezia opere che sfidavano le convenzioni tecniche dell’epoca.

  • Innovazione e Tradizione: La mostra documenta come i maestri vetrai abbiano saputo reinterpretare tecniche antiche come la murrina e il vetro a canne, declinandole in forme geometriche e astratte tipiche del gusto Secessionista.
  • Le Grandi Fornaci: Protagoniste della rassegna sono le opere nate dalla collaborazione tra artisti e vetrerie storiche come la V.S.M. Cappellin Venini & C. e la Giacomo Cappellin, realtà che hanno segnato il punto di svolta verso il design moderno.

La visione di Marino Barovier

Il curatore ha selezionato pezzi rari, molti dei quali provenienti da collezioni private, per ricostruire quell’entusiasmo che permise a Murano di non soccombere alla crisi post-bellica, ma di rinascere attraverso l’eleganza formale.

“Libertà, inventiva ed entusiasmo sono le parole chiave di questo decennio,” spiega la nota critica della mostra. “Il vetro diventa un campo di battaglia tra il vecchio e il nuovo, dove la spinta verso la sperimentazione non dimentica mai il sapere tecnico dei secoli precedenti.”

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