Cambia ancora il volto della Manovra 2026. Nel nuovo maxi-emendamento presentato dal governo in commissione Bilancio al Senato salta ufficialmente la possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia attraverso il cumulo con i fondi di previdenza complementare. Una scelta che segna un deciso passo indietro rispetto a quanto introdotto appena un anno fa e che accende nuove tensioni politiche, dentro e fuori la maggioranza.

Il testo riformulato, illustrato alla presenza del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, accorpa nella legge di Bilancio anche le misure per le imprese inizialmente destinate a un decreto separato. «Il maxi-emendamento è stato depurato delle misure sulle pensioni per quanto riguarda le coperture», ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, sottolineando che la scelta è maturata dopo un confronto a Palazzo Chigi.

Salta l’anticipo della pensione

La novità più rilevante riguarda proprio le pensioni. L’emendamento cancella la norma che avrebbe consentito, dal 2025, di raggiungere prima la soglia per la pensione di vecchiaia sommando i contributi Inps alle rendite della previdenza complementare, a condizione di avere almeno 20 anni di contributi ed essere interamente nel sistema contributivo.

Secondo le stime tecniche, la soppressione della misura consentirà risparmi progressivi sulla spesa pensionistica, fino a oltre 130 milioni di euro annui nel 2035. Una scelta che il ministro Giorgetti ha commentato con pragmatismo: «Era una misura introdotta dal nostro governo l’anno scorso, ma evidentemente non è stata ritenuta strategica».

Previdenza complementare e Tfr

Resta invece uno dei pilastri della riforma previdenziale: dal 1° luglio 2026 scatterà l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni. La relazione tecnica prevede un aumento graduale delle adesioni, stimato in circa 100mila nuovi iscritti l’anno.

Viene inoltre ampliata la platea delle imprese obbligate al versamento del Tfr ai fondi: dal 2026 l’obbligo riguarderà anche i datori di lavoro che raggiungeranno la soglia dei 50 dipendenti, con una fase transitoria per il biennio 2026-2027 e un’estensione progressiva fino alle aziende con almeno 40 addetti dal 2032.

Imprese, crediti d’imposta e grandi opere

Nel maxi-emendamento trovano spazio anche un fondo da 1,3 miliardi di euro per il 2026 destinato ai crediti d’imposta a favore delle imprese, il rifinanziamento di Transizione 5.0 e delle Zes, risorse per il Piano Casa e nuovi stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le indicazioni della Corte dei Conti.

Passano inoltre una serie di emendamenti controversi: dalla disciplina sugli affitti brevi al raddoppio della Tobin tax, fino alle misure per il comparto della Difesa e al voucher per le scuole paritarie, accompagnato dalla possibilità per i Comuni di esentarle dall’Imu.

Scontro politico e tensioni in Aula

La riformulazione della Manovra ha però aperto un fronte politico acceso. Fonti della Lega rivendicano la mediazione raggiunta, parlando di una vittoria contro la “stretta sulle pensioni” voluta dai tecnici del Mef. Duro invece l’attacco delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein parla di «tradimento delle promesse elettorali» e di una maggioranza «che si è rotta», mentre Avs e Pd contestano anche il rifinanziamento del Piano Casa, giudicato insufficiente.

Intanto si allungano i tempi parlamentari: l’approdo della Manovra in Aula al Senato potrebbe slittare, con la possibilità di sedute notturne fino alla vigilia di Natale. Uno scenario che alimenta le tensioni e rende sempre più incerto il percorso finale della legge di Bilancio.

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