La Legge di Bilancio 2026 si avvia alla conclusione del suo iter parlamentare con numeri ormai definitivi. Dopo oltre due mesi di discussione al Senato, il testo arriva alla Camera senza possibilità di modifiche e con un impatto complessivo stimato in 22,3 miliardi di euro. Il pacchetto combina 7,9 miliardi di riduzioni fiscali e 14,4 miliardi di nuove spese, nel tentativo di bilanciare sostegno a famiglie e imprese e tutela dei conti pubblici.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito la manovra “prudente”, pensata per accompagnare il sistema economico senza strappi. Le previsioni di crescita per il 2026 restano contenute, attorno allo 0,7%, anche perché il contributo del Pnrr sarà all’ultimo anno di piena operatività. L’obiettivo dichiarato del governo è riportare il deficit sotto la soglia del 3% già nel 2025, anticipando l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo e consentendo maggiore flessibilità sulla spesa per la difesa.

Nel corso dell’esame parlamentare la manovra è cresciuta di dimensioni, soprattutto con gli emendamenti finali dell’esecutivo. Oltre agli interventi strutturali, sono state inserite misure di impatto più diretto sulla vita quotidiana, come il contributo di due euro sugli acquisti online di piccolo importo provenienti da Paesi extra Ue.

La voce più rilevante sul fronte fiscale è il taglio della seconda aliquota Irpef, che scende dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 50mila euro. Questa misura da sola pesa per 2,9 miliardi nel 2026, con un costo che sale a circa 3 miliardi negli anni successivi. Il beneficio maggiore riguarda i redditi medio-alti, fino alla soglia dei 200mila euro, oltre la quale il vantaggio viene compensato dalla riduzione delle detrazioni.

Accanto all’Irpef trovano spazio altri interventi fiscali: la nuova rottamazione delle cartelle fino al 2023 vale 1,5 miliardi, mentre la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali per i redditi più bassi comporta un onere di circa 420 milioni. Più contenuto l’impatto della riduzione dell’imposta sui premi di produttività, che scende all’1%, per un costo stimato in 535 milioni. Per i lavoratori pubblici, la detassazione del trattamento accessorio vale 359 milioni.

Famiglie e sanità rappresentano un altro capitolo centrale. Il Servizio sanitario nazionale riceve 2 miliardi di rifinanziamento, mentre alle madri lavoratrici sono destinati interventi mirati: 630 milioni per integrare il reddito delle donne con almeno due figli e 225 milioni per alleggerire i contributi. Importante anche la revisione dell’Isee, finanziata con 466 milioni, che amplia l’esclusione della prima casa fino a 200mila euro nelle grandi città. Rifinanziata la social card con mezzo miliardo e rafforzato l’Assegno di Inclusione, eliminando il mese di stop dopo la prima erogazione.

Per il sistema produttivo, la manovra stanzia 2,3 miliardi a favore della Zes Unica nel Mezzogiorno e prevede incentivi agli investimenti che dispiegheranno i loro effetti soprattutto dal 2027 in poi. Sono inoltre confermati fondi per i macchinari, il turismo e il rinvio di plastic e sugar tax, che da sole valgono quasi 400 milioni nel primo anno.

A coprire parte dei costi contribuiscono anche ministeri, banche e assicurazioni. I dicasteri dovranno affrontare tagli per 2 miliardi, seppur con margini di rimodulazione. Il settore finanziario sarà colpito dall’aumento dell’Irap, con un gettito stimato tra 1,2 e 1,3 miliardi. Non mancano effetti indiretti per i cittadini, come l’aumento delle accise sui carburanti e dei tabacchi.

Con il voto finale atteso entro il 30 dicembre, la Manovra 2026 si prepara a entrare in vigore come una legge di equilibrio: poche misure espansive, forte attenzione ai saldi e una distribuzione delle risorse che riflette le priorità politiche ed economiche dell’esecutivo.

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