Il 26 novembre 2023, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione non vincolante che propone di fissare a 16 anni l’età minima per accedere ai social network. Un tema che accende il dibattito sulla protezione dei minori online, soprattutto dopo l’introduzione di un divieto simile in Australia.
Marco Divenuto, commenta con decisione la situazione, esprimendo la sua opinione sul futuro della regolamentazione digitale in Europa.
«Limitare non basta, è il momento di costruire uno spazio digitale sicuro per i più giovani. Servono interventi tempestivi, regolamentazioni chiare ed educazione digitale», afferma Divenuto.
La sua riflessione è una critica alla superficialità con cui spesso si affronta la questione della protezione dei minori online. Secondo l’esperto, non si tratta solo di imporre limiti ma di creare un ecosistema che risponda alle sfide del mondo digitale e che sappia educare i giovani a un uso consapevole delle piattaforme social.
In Australia, il divieto per gli under 16 di accedere ai social network è entrato in vigore imponendo alle piattaforme di verificare l’età degli utenti. Tuttavia, Divenuto sottolinea che, pur se ben intenzionati, questi provvedimenti rischiano di risultare inefficaci senza strumenti concreti.
«Attualmente non esiste un sistema di riconoscimento dell’età affidabile e rispettoso della privacy», spiega, «il rischio è che ci si limiti a un rimedio simbolico che lascia spazio a fraintendimenti e che non risolve il problema».
La proposta europea, pur non vincolante, riaccende il dibattito anche in Italia, dove il consulente suggerisce di adottare un approccio più strutturato. «Occorre non solo regolamentare ma anche educare. Bisogna insegnare ai giovani a navigare responsabilmente, a comprendere il funzionamento degli algoritmi e a essere consapevoli dei rischi legati alla privacy», afferma Divenuto, che invita le istituzioni a unire gli sforzi per creare un ambiente digitale protetto, ma non restrittivo.
Per Divenuto, la strada da percorrere in Europa deve essere ampia e strutturata, passando per la regolamentazione, l’educazione digitale nelle scuole, la responsabilizzazione dei brand, il supporto alle famiglie e la trasparenza sulle pratiche di raccolta dei dati. L’educazione digitale diventa quindi uno strumento imprescindibile per accompagnare i giovani nella crescita, insegnando loro a navigare con senso critico e consapevolezza.
Guardando alla sua realtà locale, la Puglia, Divenuto sottolinea l’importanza di un approccio equilibrato. «La nostra è una regione giovane, creativa e con un forte ecosistema digitale. Dobbiamo essere in prima linea nel promuovere l’uso consapevole dei social, aiutando i giovani a diventare protagonisti responsabili e critici», conclude.
Il voto europeo espresso a maggioranza è un segnale politico importante, ma la vera sfida, come sottolinea Divenuto, sarà quella di trovare l’equilibrio tra tutela dei minori, libertà digitali e applicabilità delle norme. «Questo è uno di quei temi che richiedono visione, tecnologia e buon senso. L’Europa ha riaperto la discussione, ora tocca a tutti noi, istituzioni, piattaforme, famiglie e professionisti, contribuire alla creazione di un modello sostenibile, dove i social possano diventare strumenti di educazione e cultura, e non solo di intrattenimento».

