Prima dell’Unità d’Italia, Napoli non era solo una capitale politica e musicale, ma un formidabile centro di produzione artigianale che non temeva confronti in Europa. Mercoledì 15 aprile, alle ore 17:00, la Sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli ospiterà l’incontro “I pianoforti a Napoli nell’Ottocento”, quinto appuntamento della rassegna “A carte scoperte”.
La musicologa Francesca Seller presenterà i risultati di una ricerca che sposta l’attenzione dai palcoscenici alle botteghe, rivelando un censimento impressionante: circa 160 costruttori di pianoforti attivi in città nella prima metà del secolo. Un numero che oggi, in un mercato dominato da pochissimi marchi globali, restituisce l’immagine di una manifattura capillarmente radicata e di una domanda musicale socialmente trasversale.
La ricerca della Seller evidenzia come la costruzione del pianoforte a Napoli fosse un ecosistema complesso. Accanto ai grandi nomi come Sievers, i cui strumenti erano destinati alle sale da concerto più prestigiose e all’alta aristocrazia, fioriva una miriade di piccoli laboratori. Qui, ebanisti e artigiani intraprendenti realizzavano strumenti per i ceti intermedi, portando la musica nei salotti della nascente borghesia e trasformando il pianoforte in un oggetto della vita quotidiana.
L’incontro, introdotto da Ferdinando Salemme e Giuliana Ricciardi, sarà arricchito dall’esposizione di rari documenti d’archivio che testimoniano questa vitalità economica e culturale, permettendo al pubblico di toccare con mano le fonti primarie della storia cittadina.
Note d’archivio: il programma musicale
A rendere vivo il racconto storico saranno gli interventi musicali della pianista Sara Amoresano, che proporrà un programma studiato per riflettere le diverse anime del pianismo ottocentesco:
- Tradizione napoletana: La Quintiglia di Giuseppe Giaquinto, tratta dal balletto Tikke-Tak (rappresentato al San Carlo nel 1866), esempio perfetto della musica da salotto dell’epoca.
- Classicismo europeo: Le Bagatelle op. 126 di Ludwig van Beethoven e l’Improvviso op. 142 n. 2 di Franz Schubert.
La rassegna “A carte scoperte”, ideata da un team di studiosi e archivisti, continua così la sua missione di valorizzazione del patrimonio documentario partenopeo, trasformando polverosi registri in narrazioni vive capaci di raccontare l’identità profonda del Mezzogiorno. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

