Il 27 marzo il Museo Novecento di Napoli ospita il progetto teatrale dell’Associazione Trerrote. Gli studenti di tre licei cittadini portano sul palco le testimonianze dei bombardamenti e della Resistenza, in un dialogo tra fonti storiche e videoarte.
Il teatro entra nel museo per farsi strumento di cittadinanza attiva. Venerdì 27 marzo 2026, gli spazi monumentali di Castel Sant’Elmo, sede dei Musei Nazionali del Vomero, ospiteranno lo spettacolo “Che sia l’ultimo compleanno di guerra”.
L’iniziativa, diretta da Nicola Laieta, rappresenta il culmine del progetto “Cultura, che classe!”, promosso dal Comune di Napoli per l’anno scolastico 2025-2026.
Protagonisti assoluti sono gli studenti dei licei Calamandrei, Genovesi e SS. Apostoli, che restituiranno alla città un lavoro di ricerca corale sulla memoria del secondo conflitto mondiale.
Dalla Storia alla Scena: le fonti
La drammaturgia non è frutto di finzione, ma di un rigoroso incontro tra storiografia e letteratura:
- Le testimonianze: Il testo attinge a Guerra totale della storica Gabriella Gribaudi, ricostruendo i frammenti di vita quotidiana sotto le bombe.
- Le suggestioni: Il dialogo teatrale si intreccia con le atmosfere di Morso di Luna Nuova di Erri De Luca, ambientato proprio nei rifugi antiaerei napoletani.
- Il percorso: Il racconto attraversa date cruciali, dal raduno fascista a Napoli del 1922 fino all’Armistizio del 1943, chiudendosi con una riflessione sui conflitti contemporanei attraverso una videoinstallazione artistica.
Un Museo aperto alle generazioni
L’obiettivo dei Musei Nazionali del Vomero è trasformare il Museo Novecento in un luogo vivo, capace di far dialogare le opere d’arte con la sensibilità dei ragazzi. Attraverso l’interpretazione dei propri coetanei del passato, i giovani attori diventano custodi di una memoria civile che rischia di affievolirsi nella sovrinformazione odierna.
«Raccontare queste storie significa restituire ai più giovani un’esperienza empatica verso le vittime di ieri e di oggi. Il nostro desiderio è che i ragazzi possano almeno immaginare un compleanno senza guerre». — Nicola Laieta, Regista.

