Le elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto si chiudono con tre conferme per le rispettive coalizioni di governo: in Campania e Puglia la vittoria va al centrosinistra, in Veneto al centrodestra. I protagonisti sono: Roberto Fico, eletto presidente della Campania; Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia; e Alberto Stefani, eletto presidente del Veneto.
Ma se i vincitori sono chiari, quel che davvero emerge in modo eclatante è il calo dell’affluenza: un fenomeno che cambia il significato stesso del voto come momento di partecipazione democratica.
Campania: Fico presidente, il campo largo passa il test
Roberto Fico conquista la Regione Campania con un margine ampio sull’avversario Edmondo Cirielli, consolidando il progetto del “campo largo” che unisce Pd, M5S e altre forze progressiste. Le proiezioni parlano di Fico al circa 58% e Cirielli al circa 36,5%.
Nel suo intervento da presidente eletto, Fico ha affermato di essere “presidente di tutti i cittadini della Campania, di chi ci ha votato e di chi non lo ha fatto”, e ha promesso un’avvio rapido dei lavori su sanità territoriale e aree interne.
Il dato dell’affluenza: 44,06%, con un calo di circa 11 punti rispetto al 55,52% del 2020.
Puglia: Decaro stravince e apre una nuova fase
Antonio Decaro emerge come nuovo presidente della Puglia, alla guida di una vittoria definita “straordinaria”. Il centrosinistra conferma una roccaforte e la sua capacità di rinnovarsi. Le proiezioni partivano da valori attorno al 60 % e anche più per Decaro.
L’affluenza, però, è molto bassa: 41,83%, il livello più basso delle tre regioni, con un calo superiore a 14 punti rispetto al 56,43% del 2020.
Veneto: Stefani raccoglie l’eredità di Zaia
In Veneto, Alberto Stefani del centrodestra vince la presidenza con una percentuale intorno al 61,3%, e la sua coalizione al 63,3%.
Sul fronte affluenza: la partecipazione definitiva è di 44,6% (o 44,64% in alcune rilevazioni), con un calo di oltre 16,5 punti rispetto al 61,16% delle regionali precedenti.
Stefani, nel suo commento, ha sottolineato: “Metterò al primo posto i bisogni delle persone… voglio mantenere il legame forte con i territori”.
Astensionismo: un allarme che supera il dato politico
Il vero segnale che emerge da queste tornate è la disaffezione al voto. In tutte e tre le regioni l’affluenza scende sotto il 45%.
- Campania: 44,06%
- Puglia: 41,83%
- Veneto: 44,6%
Più di un elettore su due ha scelto di non recarsi ai seggi: un fenomeno che molti analisti considerano una sfida alla legittimità e alla funzione delle istituzioni regionali, oltre che un campanello d’allarme per la democrazia.
Uno scenario che cambia: e ora la partita nazionale
- Il centrosinistra ottiene due vittorie significative al Sud (Campania e Puglia), rafforzando l’idea che una coalizione unita e plurale possa avere successo.
- Il centrodestra mantiene saldamente il Veneto, ma la vittoria non è senza sfumature: la Lega torna preponderante e all’interno della coalizione si profilano nuove dinamiche.
- L’astensione impone una riflessione: la politica, per riconquistare fiducia, dovrà aprire nuove strade, nuovi linguaggi e nuove pratiche.
- In vista delle Politiche del 2027, questi risultati segnano che non ci saranno “stravolgimenti” immediati, ma che la partita è ancora in apertura.
Conclusione
Le elezioni regionali del 2025 confermano sostanzialmente lo status quo nelle tre regioni (nessun capovolgimento radicale), ma mettono in evidenza due elementi chiave: una forte disaffezione al voto e un cambiamento nei protagonisti. Nuovi volti, nuove responsabilità, e un elettorato che appare sempre più distante.
In un’Italia dove le Politiche sono dietro l’angolo, questi risultati regionali offrono spunti importanti per riflettere non solo su chi governa, ma su come e quanto la politica riesca a coinvolgere la cittadinanza.

