Dal 26 marzo al 26 giugno 2026, lo spazio “Il Basso” ospita i paesaggi desolati e le vite marginali dell’artista romano. Un viaggio tra periferie, ecomostri e frammenti di umanità alla ricerca di un ultimo barlume di gioia.
Cemento, notturni urbani, piscine svuotate e volti segnati dalla solitudine. La realtà cruda, ridotta all’essenziale, è la protagonista di “Vapore sul vetro”, la mostra di Daniele Radini Tedeschi che aprirà i battenti a Roma il prossimo 26 marzo. In un mondo che sembra andare in frantumi, l’artista cerca e trova piccoli “prodigi”: un abbraccio o un bacio che brillano come atti di resistenza dentro teatri di catastrofe quotidiana.Dal 26 marzo al 26 giugno 2026, lo spazio “Il Basso” ospita i paesaggi desolati e le vite marginali dell’artista romano. Un viaggio tra periferie, ecomostri e frammenti di umanità alla ricerca di un ultimo barlume di gioia.
Il percorso espositivo: tra macerie e sentimenti
La mostra, ospitata presso Il Basso, spazio dedicato alla ricerca e all’avanguardia, si articola attraverso cicli tematici che esplorano la marginalità e lo spaesamento:
- Periferie ed Ecomostri: Grandi scheletri urbani, come i palazzoni di Corviale, che diventano simboli della disumanizzazione del paesaggio e relitti di vecchie ideologie.
- Binari morti: Vagoni immobili che rappresentano la memoria interiorizzata e il senso di capitolazione dell’individuo.
- Spaesaggi: Opere che raccontano lo smarrimento dell’uomo contemporaneo, perso tra socialità fittizia e isolamento reale.
L’estetica dell’essenziale
Radini Tedeschi adotta un linguaggio che richiama la pittura espressionista. Come sottolineato dal curatore Anselm Jappe, si tratta di una pittura “che non teme di anteporre paure e detestazioni”, ma che lascia filtrare una speranza delicata.
Secondo Stefania Pieralice (curatrice alla 61ª Biennale di Venezia), persino la depressione nelle opere di Radini Tedeschi diventa “la vita che bussa alla porta piangendo”. È un’umanità spogliata di tutto, nuda e senza sovrastrutture, che proprio nella sua fragilità estrema sembra prepararsi a una possibile rinascita.
La visione dell’artista
“Forse non conosciamo la nostra vera vocazione, che è la gioia,” afferma Radini Tedeschi. “Nel frattempo portiamo avanti esistenze al di sotto della felicità totale. Ma in questi teatri della catastrofe c’è ancora un piccolo spazio per la libertà di amare… l’ultimo scandalo che ci è rimasto”.

