Restano limitati ma sotto stretta osservazione i casi di virus Nipah registrati in India, nello Stato del Bengala Occidentale. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i contagi confermati sono due e riguardano operatori sanitari impiegati nello stesso ospedale privato di Barasat, nel distretto di North 24 Parganas.
L’infezione è stata confermata a metà gennaio dall’Istituto nazionale di virologia di Pune. Uno dei pazienti è tuttora ricoverato in condizioni critiche e sottoposto a ventilazione meccanica, mentre l’altro, colpito da una severa forma neurologica, mostra segnali di miglioramento.
Le autorità sanitarie locali hanno già identificato e monitorato oltre 190 contatti, tutti risultati negativi al virus. Al momento, non sono stati segnalati nuovi casi.
Il livello di rischio secondo l’Oms
L’Oms definisce il rischio legato al virus Nipah basso a livello globale, regionale e nazionale, mentre viene considerato moderato su scala locale nelle aree interessate dal focolaio. Alla luce delle informazioni disponibili, non sono state raccomandate restrizioni ai viaggi o al commercio internazionale.
Si tratta tuttavia del terzo focolaio registrato nel Bengala Occidentale negli ultimi decenni, dopo quelli segnalati nel 2001 e nel 2007. Per questo motivo sono state attivate misure di sorveglianza rafforzata, insieme a protocolli di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie, mentre proseguono le indagini per individuare l’origine del contagio.
Cos’è il virus Nipah
Il virus Nipah è una zoonosi rara ma potenzialmente molto grave, trasmessa all’uomo attraverso il contatto con animali infetti — in particolare pipistrelli della frutta — o con alimenti contaminati da saliva, urine o feci. È possibile anche la trasmissione da persona a persona, soprattutto in caso di contatti ravvicinati e in ambito sanitario.
Attualmente non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche contro il virus Nipah. Il trattamento si basa su cure di supporto tempestive, che possono migliorare le probabilità di sopravvivenza, soprattutto nei casi con complicanze respiratorie o neurologiche.
Attenzione ai viaggi e alla prevenzione
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) invita alla prudenza, in particolare per chi viaggia nelle aree colpite. Le raccomandazioni principali riguardano l’evitare il contatto con animali selvatici, consumare solo alimenti sicuri e adottare comportamenti igienici rigorosi.
L’Oms sottolinea l’importanza della comunicazione e della sensibilizzazione, soprattutto in contesti di grandi assembramenti e mobilità internazionale, dove le persone potrebbero non conoscere le modalità di trasmissione del virus. I messaggi di salute pubblica devono concentrarsi sulla riduzione del rischio di contagio animale-uomo, sulla prevenzione della trasmissione interumana e sul controllo delle infezioni in ambito ospedaliero.
Vigilanza senza allarmismi
Al momento, non esiste un rischio concreto per l’Europa, ma l’episodio riaccende l’attenzione sulle infezioni emergenti e sulla necessità di mantenere sistemi di sorveglianza efficaci. Un equilibrio tra vigilanza e informazione corretta, senza allarmismi, resta la chiave per affrontare queste minacce sanitarie globali.

