Il 14 e 15 maggio due giornate di studio dedicate a quattro pensatrici ebree del Novecento, tra filosofia, letteratura, memoria storica, antisemitismo, guerra ed esilio
Napoli ospita due giornate di riflessione dedicate a quattro grandi pensatrici del Novecento: Rachel Bespaloff, Sarah Kofman, Simone Weil e Hannah Arendt. Giovedì 14 e venerdì 15 maggio 2026, a partire dalle 10, si terrà il convegno internazionale “Le quattro filosofe”, un appuntamento culturale pensato per indagare il pensiero di quattro autrici ebree che hanno attraversato, ciascuna con una voce autonoma e radicale, alcune delle fratture più profonde della modernità europea.
Il convegno nasce dalla volontà di riportare al centro figure che hanno elaborato una filosofia fortemente legata all’esperienza concreta, alla sofferenza storica e alla responsabilità morale. Totalitarismi, guerra, antisemitismo, esilio, persecuzione e crisi della civiltà europea non sono, nelle loro opere, soltanto temi da analizzare, ma eventi vissuti, ferite storiche e interrogativi destinati a trasformare il modo stesso di pensare.
A coordinare il convegno sarà Stefania Tarantino, professoressa associata di Storia della filosofia all’Università di Salerno, che ha sottolineato il carattere profondamente originale di queste quattro autrici. Bespaloff, Kofman, Weil e Arendt hanno infatti dialogato criticamente con una tradizione filosofica prevalentemente maschile, scegliendo spesso forme di scrittura ibride, sospese tra filosofia, letteratura, autobiografia, riflessione politica e testimonianza.
Proprio questa posizione laterale rispetto ai canoni accademici tradizionali costituisce uno degli aspetti più interessanti del loro percorso. Nessuna di loro si lascia rinchiudere facilmente in una scuola o in una definizione rigida. Sono pensatrici indipendenti, spesso marginali rispetto alle istituzioni del sapere, ma capaci di aprire strade decisive nella comprensione del Novecento e delle sue catastrofi.
Il titolo del convegno richiama una costellazione di pensiero più che un gruppo omogeneo. Le quattro filosofe non hanno formato una scuola, né hanno condiviso un percorso comune. Eppure, tra le loro opere emergono risonanze profonde. Rachel Bespaloff e Simone Weil, pur senza incontrarsi, hanno entrambe scritto sull’“Iliade”, leggendo il poema omerico come meditazione sulla forza, sulla violenza e sulla distruzione. Nei loro testi, l’antico diventa chiave per comprendere la brutalità della storia moderna.
Hannah Arendt e Sarah Kofman, invece, hanno affrontato in forme diverse il rapporto tra pensiero e catastrofe storica dopo il nazismo. Arendt ha interrogato il totalitarismo, la responsabilità, il giudizio e la banalità del male; Kofman ha lavorato sul trauma, sulla memoria, sulla filosofia dopo Auschwitz e sull’impossibilità di separare la riflessione teorica dall’esperienza della perdita.
Il convegno intende dunque mettere in dialogo queste voci senza appiattirne le differenze. Al centro ci sarà la domanda su come sia possibile pensare dopo la devastazione, come la filosofia possa misurarsi con il dolore storico e quale spazio resti alla parola quando l’esperienza sembra eccedere ogni linguaggio.
L’appuntamento è stato fortemente voluto dal presidente dell’Istituto, Massimiliano Marotta, e si inserisce in un percorso di approfondimento dedicato alla storia delle idee, alla memoria europea e al contributo delle donne alla filosofia contemporanea.
“Le quattro filosofe” sarà quindi non solo un’occasione di studio specialistico, ma anche un momento di confronto più ampio sul rapporto tra pensiero e vita, tra teoria e storia, tra memoria e responsabilità. Bespaloff, Kofman, Weil e Arendt continuano infatti a parlare al presente proprio perché hanno saputo trasformare la ferita del loro tempo in una domanda ancora aperta: come restare umani quando la storia sembra negare l’umano?

