“Il Piano Casa non è più un’opzione ma una necessità per dare risposte ai bisogni della fascia media, che oggi rappresenta la maggioranza della popolazione”. Con queste parole, la presidente nazionale dell’Ance, Federica Brancaccio, è intervenuta agli Stati Generali della Casa promossi da Forza Italia a Torino, portando al centro del dibattito un tema cruciale per il futuro economico e sociale del Paese.
Una nuova governance per la casa

Secondo Brancaccio, la questione abitativa non può più essere affrontata come un’emergenza episodica o come materia di bonus temporanei. Serve una nuova governance, capace di coordinare politiche urbanistiche, fiscali e sociali, per restituire alla casa il ruolo di pilastro della crescita nazionale.
“È necessario mettere in campo – ha sottolineato – riforme strutturali e leve finanziarie innovative che accompagnino la trasformazione delle città non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale”.
Il valore della proprietà per gli italiani
Nel suo intervento, la presidente dell’Ance ha ricordato quanto il legame tra italiani e casa resti forte e identitario, anche rispetto ad altri Paesi europei dove la proprietà non è considerata un obiettivo primario.
Per gli italiani, infatti, possedere la casa è sinonimo di sicurezza, stabilità e progettualità famigliare. Oggi questa aspirazione rischia di scontrarsi con costi elevati, vincoli urbanistici complessi e un patrimonio immobiliare che in gran parte non risponde più alle esigenze di efficienza e sostenibilità.
Riqualificare un patrimonio vetusto ed energivoro
Il riferimento è al vasto patrimonio edilizio italiano, in gran parte vetusto ed energivoro, costruito in epoche in cui non esistevano standard ambientali né criteri di risparmio energetico. La sfida, per Brancaccio, è duplice: rigenerare ciò che esiste e rendere accessibile la nuova edilizia alla classe media, che oggi è la più penalizzata dall’aumento dei prezzi e dal calo del potere d’acquisto.
Un piano casa moderno dovrebbe quindi tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo urbano, favorendo modelli di finanziamento pubblico-privato e programmi di rigenerazione condivisi tra Stato, Regioni e Comuni.
Una sfida che riguarda il futuro delle città
L’appello della presidente Ance è chiaro, il diritto alla casa non può essere garantito solo a chi rientra nelle fasce più deboli ma va esteso a quella maggioranza silenziosa che lavora e non riesce più a sostenere il costo di un’abitazione dignitosa.
Da Torino arriva quindi un messaggio forte: la casa è politica industriale, sociale e culturale insieme. Ripartire da qui significa ridare centralità alla persona e alle comunità urbane, per una crescita che non lasci indietro nessuno.
