La Corte costituzionale ha stabilito che la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti può essere sanzionata solo se comporta un pericolo effettivo per la sicurezza della circolazione. Lo stabilisce la sentenza n. 10 del 2026, depositata il 29 gennaio, in risposta ai dubbi sollevati da tre giudici di merito sulla riforma dell’articolo 187 del Codice della Strada operata nel 2024.

Prima della modifica, la norma puniva chi guidava “in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto” droghe. La legge del 2024 ha eliminato il requisito dell’alterazione psico-fisica, puntando a semplificare l’accertamento, così che oggi l’articolo incrimina chi guida “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti.

I giudici di merito avevano sollevato perplessità, sostenendo che la nuova formulazione rischiava di incriminare chiunque abbia assunto droghe anche molto tempo prima della guida, con casi teorici che potevano risalire a giorni, settimane o mesi prima, senza comportare alcun pericolo reale.

Secondo la Consulta, invece, la norma è costituzionalmente legittima, purché interpretata nel senso che punisca solo le condotte effettivamente pericolose. Senza questa lettura, l’articolo produrrebbe risultati irragionevoli e sproporzionati, colpendo comportamenti del tutto innocui e creando disparità di trattamento, ad esempio rispetto alla guida sotto l’influenza dell’alcol.

Nella pronuncia, la Corte sottolinea quindi l’importanza di mantenere un equilibrio tra la tutela della sicurezza stradale e la ragionevolezza delle incriminazioni, evitando che la semplice assunzione di sostanze stupefacenti possa automaticamente configurare un reato, a prescindere dagli effetti sulla capacità di guida.

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