La lunga stagione elettorale 2025 arriva al suo ultimo passaggio decisivo. Oggi e domani, 23 e 24 novembre, circa undici milioni e mezzo di italiani tornano alle urne per eleggere i presidenti e i Consigli regionali di Campania, Puglia e Veneto, chiudendo un ciclo che negli ultimi mesi ha già coinvolto Marche, Val d’Aosta, Calabria e Toscana.
È una tornata che mette alla prova equilibri politici nazionali e dinamiche territoriali, con scenari molto diversi da regione a regione.
Campania: l’unica vera partita aperta tra Cirielli e Fico
L’unico risultato davvero incerto è quello della Campania, dove la sfida tra Edmondo Cirielli (centrodestra) e Roberto Fico (centrosinistra–M5S) si preannuncia serrata fino all’ultima scheda.
È un confronto che vale molto di più di una presidenza regionale. La Campania è il cuore simbolico e numerico del Mezzogiorno, un territorio strategico per gli equilibri dei partiti nazionali e per la costruzione di una classe dirigente che sappia parlare a un Sud che non chiede assistenzialismo, ma sviluppo, infrastrutture e modernità.
E proprio da qui passa la narrazione di un’Italia che — nonostante anni di squilibri — sa che il Mezzogiorno non è più periferia ma protagonista, spesso frenato da una visione che continua a favorire aree già ampiamente sostenute come il Nord.
Puglia: Decaro verso una vittoria ampia, ma il Consiglio sarà decisivo
In Puglia, il risultato appare scontato: Antonio Decaro è ampiamente favorito su Luigi Lobuono ma il punto politico non sarà il nome del vincitore bensì la composizione del Consiglio regionale.
Decaro, che ha escluso dalla competizione il presidente uscente Michele Emiliano, dovrà governare con un’assemblea che quasi certamente conterrà forze vicine allo stesso Emiliano, oltre alla lista guidata da Nichi Vendola, tornato prepotentemente sulla scena politica dopo anni di distanza.
Si apre dunque una nuova fase nella politica pugliese: quella di una coalizione ampia, complessa, dalle forti identità interne. Una sfida che richiederà una guida salda e una visione capace di tenere insieme un consiglio che, negli ultimi anni invece, è rimasto ingessato in un gioco incrociato di veti.
Veneto: Stefani in vantaggio ma l’incognita è la sfida interna tra Lega e Fratelli d’Italia
In Veneto, regione da sempre determinante per gli equilibri del centrodestra, Alberto Stefani è nettamente avanti su Giovanni Manildo ma la vera domanda politica riguarda ciò che accadrà dentro la coalizione.
Dopo decenni di dominio incontrastato di Luca Zaia, la Lega non è più certa del primato. Molti osservatori attendono i risultati per capire se sarà Fratelli d’Italia a superare il Carroccio, segnando un’ulteriore ridistribuzione del peso interno alla maggioranza nazionale.
Il Veneto resta una delle regioni più dinamiche e produttive del Paese ma attraversa un riassetto politico che potrebbe anticipare equilibri futuri a livello nazionale.
Un voto che parla all’Italia che produce
La tornata elettorale di oggi e domani è più di un appuntamento regionale: è una fotografia del Paese reale. Un’Italia che vive trasformazioni profonde, dove il Mezzogiorno continua a rivendicare il proprio ruolo, dove le grandi regioni produttive cercano nuovi riferimenti politici, dove l’elettorato chiede stabilità, modernizzazione, digitalizzazione e politiche orientate al lavoro, all’impresa e alla famiglia come pilastro sociale.
Il quadro definitivo si conoscerà domani pomeriggio, alle ore 15, alla chiusura delle urne. Sarà l’ultimo passaggio di un anno politico che ha ridisegnato mappe, leadership e dinamiche territoriali e che continuerà a influenzare — inevitabilmente — il dibattito nazionale.

