Con l’approvazione definitiva del Senato, il Friuli-Venezia Giulia reintroduce le Province, che tornano a far parte dell’assetto istituzionale regionale dopo essere state abolite nel 2017. La riforma dello Statuto speciale della Regione ha superato il quarto e ultimo passaggio parlamentare con 110 voti favorevoli, 50 contrari e 3 astensioni, diventando legge costituzionale.

Il Friuli-Venezia Giulia era stata la prima regione italiana ad abolire le Province. Ora, con il nuovo Statuto, vengono istituite nuovamente come “enti di area vasta”, con organi eletti direttamente dai cittadini. La legge stabilisce anche un numero fisso di 49 consiglieri regionali e conferma l’elezione diretta del presidente della Regione e del Consiglio regionale.

Secondo il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, si tratta della “naturale conclusione di un percorso iniziato da tempo”. Per il ministro, le Province svolgono un ruolo fondamentale di raccordo tra Comuni, Regioni e Stato, soprattutto in territori complessi e diversificati. Calderoli ha inoltre auspicato che l’esperienza del Friuli-Venezia Giulia possa diventare un modello anche per altre regioni, rilanciando il dibattito nazionale sul ripristino delle Province e sull’elezione diretta dei loro organi.

Sulla stessa linea il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che ha parlato di un ritorno alla “normalità istituzionale” e del superamento di un assetto rimasto a lungo incompleto. Un assessore della Giunta regionale, Pierpaolo Roberti, ha annunciato che la prima legge regionale attuativa potrebbe arrivare in Consiglio entro il mese di aprile.

Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. Il Partito Democratico ha definito la riforma “un passo indietro”, sostenendo che il ripristino delle Province non aiuterà i Comuni a risolvere le difficoltà attuali. Secondo il capogruppo regionale Diego Moretti, restano irrisolti problemi strutturali come la crescita economica, le criticità della sanità e le difficoltà del settore manifatturiero.

Critico anche il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, ha contestato la riforma sostenendo che reintroduce le Province “con un altro nome”, creando confusione amministrativa e riducendo gli spazi di partecipazione democratica, in particolare sul fronte dei referendum. La senatrice del Pd Tatjana Rojc ha ricordato che l’abolizione delle Province in Friuli-Venezia Giulia era stata votata all’unanimità solo pochi anni fa.

A favore della riforma si è invece espressa Forza Italia, che parla di una scelta di responsabilità capace di rafforzare la rappresentanza democratica dei territori.

Nella stessa seduta, il Senato ha approvato anche una modifica allo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che assume ufficialmente la denominazione Trentino-Alto Adige/Südtirol. In questo caso l’iter parlamentare non è ancora concluso e servirà una seconda lettura conforme di Camera e Senato. Per il Governo e per i presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, il voto rappresenta un ulteriore passo avanti nel rafforzamento dell’autonomia.

Il ritorno delle Province in Friuli-Venezia Giulia riapre così un tema centrale nel dibattito istituzionale italiano: il ruolo degli enti intermedi tra Comuni e Regioni. Una scelta che divide la politica, ma che segna un cambio di rotta rispetto alle riforme avviate con la Legge Delrio del 2014, quando le Province furono trasformate in enti di secondo livello con competenze ridotte.

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