Arriverà su Rai 1 dal 10 marzo la nuova miniserie “Le libere donne”, un racconto intenso ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che vede protagonista Lino Guanciale nei panni del poeta e psichiatra Mario Tobino. La fiction, in tre puntate, è diretta da Michele Soavi ed è liberamente ispirata al romanzo Le libere donne di Magliano scritto dallo stesso Tobino.
La storia è ambientata nel 1943 tra Lucca e Viareggio e segue il lavoro di Tobino all’interno dell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano, dove il medico prova a cambiare un sistema sanitario rigido e repressivo per difendere la dignità delle sue pazienti. In un periodo storico in cui i diritti delle donne erano fortemente limitati, molte di loro finivano internate anche per motivi sociali o familiari più che per reali problemi psichiatrici.
Il protagonista è uno psichiatra non convenzionale, animato da una profonda sensibilità umana e da una forte passione per la poesia. Il suo percorso si intreccia con quello di diverse donne rinchiuse nel manicomio, alcune delle quali cercano nella follia una forma di libertà o sono state internate ingiustamente.
Tra queste c’è Margherita Lenzi, interpretata da Grace Kicaj, giovane donna rinchiusa dal marito contro la sua volontà. Il dubbio sulla reale malattia della ragazza spingerà Tobino a cercare la verità, mettendo a rischio la propria posizione e affrontando profondi dilemmi morali. Nella sua vita riemerge anche Paola Levi, interpretata da Gaia Messerklinger, un amore del passato diventato nel frattempo staffetta partigiana.
Nel cast della serie figurano anche Fabrizio Biggio, nel ruolo del dottor Anselmi, giovane medico che diventa alleato di Tobino, oltre a numerosi interpreti italiani tra cui Paolo Briguglia e Francesca Cavallin.
La fiction non è solo un racconto storico, ma anche una riflessione sulla condizione femminile, sul rapporto tra potere e libertà e sullo stigma della malattia mentale, temi che restano attuali ancora oggi. Attraverso la figura di Tobino, la serie mostra uno dei primi tentativi di superare la visione repressiva dei manicomi, anticipando idealmente il cambiamento culturale che molti anni dopo avrebbe portato alla riforma psichiatrica italiana.
Con “Le libere donne”, Rai propone quindi una storia civile e umana che intreccia amore, giustizia e libertà, riportando sul piccolo schermo una pagina poco conosciuta della storia italiana e la figura di un medico che ha dedicato la propria vita alla dignità delle persone più fragili.

