Nel mese di dicembre 2025 si registra una leggera risalita dei tassi sui mutui per l’acquisto di abitazioni, con il tasso medio sulle nuove operazioni che si attesta al 3,37%, in aumento rispetto al 3,30% di novembre. È quanto emerge dal Rapporto mensile dell’Abi (Associazione bancaria italiana), che evidenzia come, sebbene i livelli restino ancora significativamente più bassi rispetto al 4,42% di dicembre 2023, la tendenza al ribasso che aveva caratterizzato i mesi precedenti sembra essersi interrotta.

Trend dei tassi: un incremento pur contenuto

L’aumento dei tassi a dicembre è in parte riconducibile all’andamento dei tassi di riferimento di mercato, in particolare dei parametri come l’IRS (Interest Rate Swap) che nei mesi recenti hanno mostrato rialzi lievi, riflettendo maggiori costi di finanziamento per le banche.

Nonostante la variazione congiunturale, il dato annuale rimane più favorevole per i mutuatari rispetto ai picchi registrati nel 2023, quando il costo del denaro era significativamente più elevato.

Prestiti in crescita: famiglie e imprese

L’Abi segnala anche un’accelerazione dell’erogazione di prestiti: a dicembre i prestiti complessivi a imprese e famiglie sono cresciuti del 2,3% su base annua, in aumento rispetto al +2,1% di novembre. Per le famiglie si tratta del dodicesimo mese consecutivo di crescita, mentre per le imprese è il sesto mese di espansione.

In questo contesto, anche i mutui continuano a rappresentare uno strumento accessibile per l’acquisto della prima casa, sebbene il lieve incremento dei tassi suggerisca una maggiore attenzione da parte delle famiglie alle condizioni di mercato al momento della stipula.

Preferenza per il tasso fisso

Secondo l’Abi, la risposta dei risparmiatori all’aumento dei tassi è stata netta: circa l’80% dei mutui stipulati a dicembre è a tasso fisso, segno che le famiglie tendono a “immunizzarsi” dai rischi di rialzi ulteriori dei tassi proteggendosi da futuri aumenti dei costi delle rate.

Il quadro complessivo mostra un mercato del credito ancora dinamico, con condizioni relativamente favorevoli rispetto agli anni passati ma con segnali di invertita che andranno monitorati nei prossimi mesi alla luce dell’evoluzione dei tassi di riferimento e delle politiche monetarie.

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