L’inquinamento atmosferico continua a essere una delle emergenze sanitarie più gravi e sottovalutate in Italia. I dati definitivi 2025 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane” restituiscono un quadro allarmante: nelle principali aree urbane del Paese i limiti di sicurezza per la salute sono ampiamente superati e l’esposizione cronica allo smog resta diffusa.

Lo studio, promosso da Isde Italia – Associazione medici per l’ambiente, insieme all’Osservatorio Mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e a Clean Cities Campaign, ha analizzato i dati di 57 centraline di monitoraggio in 27 città, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti attuali, con quelli fissati dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria (che entreranno in vigore nel 2030) e con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Pm2,5: livelli ben oltre le soglie di sicurezza

Particolarmente critica la situazione del particolato fine Pm2,5, considerato il più pericoloso per la salute perché in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel sistema circolatorio. Nel 2025 Milano, Torino e Padova registrano medie annue quasi doppie rispetto al futuro limite europeo e quattro volte superiori alle soglie raccomandate dall’Oms.

Ancora più significativo il numero di giorni di superamento dei valori di sicurezza: Milano arriva a 206 giorni, Torino a 173 e Padova a 165, a fronte di una raccomandazione Oms che ne tollera solo quattro all’anno. Secondo gli esperti, questa esposizione è responsabile di un impatto sanitario rilevante e in gran parte evitabile.

NO₂ e Pm10: aria inquinata quasi tutto l’anno

Il quadro non migliora analizzando il biossido di azoto (NO₂), inquinante fortemente legato al traffico e alle attività portuali. In tutte le città monitorate i limiti giornalieri indicati dall’Oms vengono superati per oltre metà dell’anno, con picchi estremi a Palermo (356 giorni), Catania (351) e Genova (333). Anche grandi centri come Roma, Torino e Milano respirano aria inquinata per circa 300 giorni l’anno.

Situazione critica anche per il Pm10: tutte le città superano la media annuale raccomandata dall’Oms. Palermo, Milano e Napoli risultano tra le più colpite, con oltre 80–100 giorni di sforamento del limite giornaliero.

Un’emergenza sanitaria strutturale

Il report stima che nelle sole 27 città analizzate 6.731 morti premature siano attribuibili all’esposizione al Pm2,5, pari a circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto sale al 14%, mentre a Torino e Padova raggiunge il 12%. Numeri che, secondo gli esperti, potrebbero ridursi drasticamente avvicinando i livelli di inquinamento agli standard Oms.

“L’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale”, avverte Roberto Romizi, presidente di Isde Italia. Rimandare interventi efficaci significa accettare consapevolmente “un carico evitabile di malattie e di morti premature”.

La sfida della nuova direttiva europea

La direttiva Ue 2024/2881, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026 e rappresenta un passo avanti verso standard più vicini alle indicazioni dell’Oms. Tuttavia, secondo i promotori del progetto, attendere il 2030 per adeguarsi equivale a tollerare altri anni di danni alla salute.

Le associazioni chiedono con forza interventi immediati e strutturali: potenziamento del trasporto pubblico, riduzione del traffico privato, efficienza energetica degli edifici, elettrificazione, rinnovabili e un deciso taglio delle emissioni nei porti e nei sistemi di riscaldamento.

Il messaggio finale è chiaro: respirare aria pulita non è un obiettivo futuro, ma un diritto presente. “Cambiare aria – concludono i promotori – non è più un’opzione: è una responsabilità immediata verso la salute collettiva e le generazioni che verranno”.

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